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Banchine pisane

Sulla banchina del binario sette, alla stazione di Pisa. Torno a casa dopo un mese e mezzo e addosso ho un carico di sudore e pensieri e una blanda tachicardia. Oggi ho bevuto troppo caffè, blando pure lui ma pur sempre caffè. Non c'è nessuno, ai miei lati piove e c'è odore di treno bagnato, che non è un buon odore. Dio quanti pensieri. Piccione più zozzo e sudato di me pigola sul treno per Pontremoli delle 20:11. Ora ho solo una immensa voglia di farmi una doccia, lavarmi via sudore e pensieri e dormire. Quanta voglia di dormire che ho.

Se nei prossimi giorni fa bello voglio andare al mare.

Banchine pisane

Per evitare il bombardamento di sms di domani: sto bene, solo la malinconia delle piogge di un'estate che sta per cominciare che chissà com'è mi ricordano le piogge dell'autunno che arriva. L'incontro con la professoressa è andato molto bene, i dolcetti sono stati molto apprezzati e l'aggettivo più spesso associato ai dolcetti è stato "raffinatissimi". Che poi è quello che mi piace dicano di me. Che mi piacerebbe dicessero di me, forse.

Pubblicato il 12/6/2008 alle 19.56 nella rubrica Diario.

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