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Il cappello di velluto di Zurigo

Io e i cappelli abbiamo sempre avuto un rapporto complicato. Rifiutato in prima media, come atto di ribellione verso mia nonna che insisteva col calcarmene in testa uno spinosissimo di lana verde, che mi pungeva cristologicamente la fronte e che faceva effettivamente cagare, l'ho riaccettato solo in tempi recenti in versione parapioggia in posti che rendono inutile l'uso dell'ombrello. Solo che evidentemente non riesco a ritenerlo cosa mia e parte di me.

Ricorderete il mio aquisto a Parigi, all'H&M delle Halles, in un piovoso pomeriggio di maggio, dove per quattro euro e sessanta, che è poco, avevo preso una coppoletta nera che mi rendeva assai français e mi consentiva di scordare l'ombrello a casa. Certo, un po' mi vergognavo a metterlo, lo toglievo appena possibile e camminavo a testa bassa. Vedete? Non lo consideravo già allora cosa mia! Almeno fino al giorno in cui, uscendo da un negozio di sport sempre alle Halles un macrosorvegliante nero nero e cattivo cattivo mi ferma per dirmi "Dove ha preso quel cappello?". Io avevo già immaginato mi accusasse di furto invece voleva comprarselo anche lui perché era molto jolie. A detta del macrosorvegliante nero nero, quanto meno, che mi riempì di orgoglio e fierezza. Fino al momento in cui, qualche settimana dopo, sono uscito dalla BnF e, tastandomi ovunque, mi sono reso conto di averlo perso da qualche parte in biblioteca. Visto che mi vergognavo di mettere il cappello ma mi vergogno ancora di più ad andare all'ufficio oggetti smarriti per recuperare una coppoletta da quattro euro e sessanta, sono tornato da H&M qualche giorno dopo, per accorgermi che il prezzo era salito di ben trenta centesimi. Mi pare ci fosse anche lui, quel giorno, che per emulazione e perché effettivamente le coppole di H&M sono bellissime, ne ha comprato tre. Da allora ho deciso di portare la coppola nera di H&M con ancor più baldanza, anche se solo in caso di pioggia. Il tutto, ancora una volta, fino alla fine di novembre scorso, quando sono sceso di corsa dal 67, a Genova, barcamenandomi tra una sciarpa, un guanto (l'altro l'avevo perso a Ginevra), un sacchetto di non ricordo cosa, la coppola nera e Callisto. Beh, attraverso la strada e cerco, tra le mie capienti braccia ricolme di merci, per accorgermi che il mio cappello che, ahimé, non si trova. Appena tornato a Zurigo, dove piove sempre sempre sempre sempre, ho trascinato lei in giro per Bahnhofstrasse e limitrofe per trovare un cappello sostituto. Senza considerare, però, che la città è costosa, il gusto è quello che è e quindi siamo finiti da C&A e mi ha convinto a comprare un cappello in velluto e nonsoché con visiera, piuttosto solido e, come sapete, che resiste bene all'acqua battente delle notti quando devi attraversare a piedi la città. Fiero del mio acquisto, per la cifra di 10 franchi, pari a sei euro e venti, l'ho portato con baldanza ancor maggiore, tra Zurigo e Berna, dove l'altro ieri sono stato con lui a trovare un suo amico. Credevo di aver superato la crisi di rigetto perché per ben due volte, da Starbuck's e al Kornhaus (un posto un po' fighetto dove c'è pure la carta dei sigari) sono tornato indietro a prendere il cappello che mi ero dimenticato sulla sedia o sotto il tavolo. Trovandolo, tra l'altro.

Fino al momento in cui, stamattina, nel mostrare a lui quanto è figa l'università di Zurigo e che i palazzi moderni e funzionali sono, appunto, moderni e funzionali quindi migliori dei palazzi antichi e bui in cui sono soliti mettere le università in paesi del sud europa, ho scoperto di aver fatto cadere da qualche parte il cappello, dannazione. Dopo averlo accompagnato in dipartimento ho provato a fare un giretto in altri negozi, da Jelmoli, a Globus, a Zara ma non solo i prezzi erano inavvicinabili, guardandomi allo specchio mi sentivo sommamente cretino con quei cappelli. Allora ho preso il coraggio di tornare da C&A e riprendere lo stesso identico cappello. Che però non c'era più, mentre se ne trovavano di simili con una visiera lunga una dozzina di metri e con una specie di bozzo sulla cima. Sia chiaro, non sono ancora a questo punto. Rovistando tra visiere e cappelli ne trovo uno che a prima vista mi pare identico. Se non fosse che è tutto tempestato di borchie dorate e che costa cinque franchi di più. No way. Alla fine trovo un sosia superstite del cappello disperso e lo prendo, esausto e incazzato con il mondo e con me stesso, capace di perdere tre cappelli in due mesi, stronzo che non sono altro. Tutto bene, alla fine? Chiaramente no, perché vi ho taciuto un fatto. Il cappello superstite era identico all'altro tranne per un particolare: è di taglia L/XL e voi lo sapete, io sono tecnicamente un microcefalo, quindi ho dovuto strizzare la cordicella dietro per farlo aderire alla mia testa. Devo ancora capire se sembro un fungo (o peggio) o se non si nota. Ecco, facciamo così: se passate da Zurigo in 'sti giorni e mi incrociate, potreste farmi sapere, con gentilezza ed educazione, se sembro ridicolo? Però se passate fatelo presto, non so ancora quanto ci metterò a perderlo…

Pubblicato il 10/12/2007 alle 15.57 nella rubrica Diario.

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