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Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
VIAGGI
8 ottobre 2008
E intanto Züri è sempre lì

Dopo un viaggio indicibile son arrivato e Zurigo è sempre lì e non mi sembrava di mancare da sette mesi. Mi sono già riabituato, è bastato l'odore di Rivella appena superato Chiasso. So che non mi credete, ma vi giuro: a Chiasso è salita una ragazza che ha stappato la bottiglia dietro di me, diffondendo effluvi di siero di latte ed erbe alpine.


Scendo dal treno e non fa neppure freddo, le cose sono dove le ho lasciate, i cantieri sono stati ultimati come previsto, prendo una Tageskarte dal bigliettaio esibendo il mio abbonamento HalbTax ancora valido e il mio tedesco ostentatamente risciacquato in Limmat, grüezi e ade. La stazione dei tram è sempre là, solo che la ZVV deve aver considerato che leggere gli orari affissi e confrontarli con l'orologio luminoso fosse troppo difficile e ha disseminato la città di tabelloni digitali con i minuti di attesa per ogni tram. Pochi minuti, ovviamente. 


Salgo sul 10 e mi faccio le mie quattro fermate, verso la casa della mia amica di Bologna che mi ha lasciato chiavi e una casa che mi piace tanto. Domattina alle 9 parlo col professore e gli consegno un po' di tesi, poi vado in biblioteca a controllare se pure là è tutto com'era e faccio un giro per riappropriarmi dei miei spazi.


La Svizzera è salutare, tutto sommato.


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permalink | inviato da suibhne il 8/10/2008 alle 0:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
DIARI
7 dicembre 2007
Dopo l'ultimo tram

Di notte a Zurigo per le strade girano solo i taxi, eccezion fatta per qualche rara jeep e qualche poco più frequente biposto dei ricchi. Perché bisognerebbe girare di notte a Zurigo, in effetti, visto che domani è giorno festivo e visto che è tutto, tutto già chiuso? Passa qualcuno in bicicletta (ma come faranno a guidare sotto questa pioggia, con questo asfalto così scivoloso, incuranti delle rotaie dei tram?), ci sono degli autisti ZVV che smontano dal turno e ci sono io, che ho perso l'ultimo tram e che sono appena sceso al capolinea notturno del 46, vale a dire troppo lontano da dove mi serve, a Hardplatz. Provo a vedere se l'8 passa ancora ma niente, l'ultimo è partito da quattro dannatissimi minuti e si sa, non è certo una città in cui sperare in ritardi così ingenti. Su quel 46 ero salito 13 minuti prima, in una strada deserta ai confini di Zurigo, dove i tram non vanno avanti più ma l'aria è tutto fuorché popolare. L'autobus più deserto della mia vita, signori, e non perché non ho neanche scorto l'autista e di conseguenza poteva essere uno zoombie o chissà quale essere diabolico sgorgato da un pozzo di fuoco nella notte di san Nicola. In quell'autobus deserto, che percorreva una strada deserta, con la pioggia che cadeva e nessuno, nessunissimo in nessuna, nessunissima direzione, quell'autista annunciava al microfono le stazioni e lo faceva solo per me. Chissà se lo faceva anche prima che salissi.

Ad ogni modo, che si fa? Il taxi non te lo puoi certo permettere, da questo buco di culo in cui sei finito alla tua stanzetta, calda, asciutta e col parquet, e quindi si cammina. Anche se piove e sei molto grato a lei che ti ha convinto a comprare un cappello più solido, ché tua coppoletta abituale sotto questa pioggia leggera ma continua si sarebbe inzuppata peggio di una macina del mulino bianco nel latte del mattino. È bello, tutto sommato, perché non fa freddo e della pioggia quasi non mi accorgo, almeno fino a quando ricopre le lenti degli occhiali di troppe gocce per distinguere la strada. E non mi perdo neppure, io che mi perdo ovunque, perché seguo i binari dei tram e – a costo di allungare la strada – non mi permetto che una deviazione quando sono arcisicuro di non sbagliarmi. Finisco anche in una zona vagamente a luci rosse, una trentina di metri lineari scampati all'asettica normalità zurighese, dove un'insegna promette zozzerie e dove una nigeriana con la giacca a vento e sotto un ombrello tenta di abordarmi, poverina. Scopro che è l'unica città del mondo dove, camminando di notte sotto la pioggia dopo aver perso l'ultimo autobus (mi è capitato ovunque, purtroppo, da Genova a New York a Parigi a Berlino a Ginevra a chissadove) non mi sento minimamente insicuro e la cosa un po' mi scazza, come tutto quello che non dipende dalla mia volontà. Arrivo in Banhofstrasse e lì sto tranquillo perché da qui in avanti la strada la conosco a memoria.  Bürkliplatz e sento le spalle che si stanno inumidendo e inizio a pensare che la giaccavento impermeabile dopo quaranta minuti di pioggia perda il suo aggettivo. Passano solo taxi, di notte a Zurigo, tranne questa biposto guidata da una ragazza con la pelliccia che si ferma e mi lascia attraversare. Sul ponte, il Circo alla sinistra, il lago alla destra, vedo passare un taxi e alzo un braccio, come fossi a New York, e lui si ferma perché è così che si fermano i taxi anche se io i taxi non li prendo mai. Come in tutti i paesi ad immigrazione sostenuta in cui le licenze non sono un modo per limitare la concorrenza, il tassista è africano e mi porta in Hofackestrasse senza allungare di un metro, facendo la strada esatta che laS ha fatto l'altro giorno accompagnandomi in macchina, una strada molto più breve di quella che avrei fatto io seguendo i binari del tram. Arrivo davanti a casa, salgo in camera e mi scrollo di dosso la pellicola d'acqua che mi ricopre.

Domani dormo un po' di più. Ancora un po' di più, intendo.


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permalink | inviato da suibhne il 7/12/2007 alle 15:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
DIARI
20 ottobre 2007
Aria di neve, elezioni e Käzli

Rapido, solo per confortarvi. Innanzi tutto sono vivo e non sono ancora ingrassato. Perché è più forte di me: quando sono in un paese almeno un po' germanico, io mangio salsicce. Questa volta mi sono moderato, complice la Greta, una professoressa di scultura che a novembre inizierà a insegnare nel liceo itali-svizzero di Züri e che sta dalla Susi nell'attesa di trovare casa`, la quale mi impediva di bollire i würst di San Gallo per mangiare insalata.

La Susi, invece, è in Italia e torna stasera. Attualmente nella macrocasa deserta ci siamo io e i due gatti nevrotici, che hanno il simpatico vizio di pisciare in giro. Principalmente la mia preferita, che è una gatta grigia ma che ha il nome di un rapace notturno, vai a capire perché, ha dei problemi di testa piuttosto evidenti. Pare che anni fa si sia affezionata in modo spasmodico all'inquilino che stava nella stanza in cui ora sto io ed è per questo che lei, povera gatta, gira sempre malinconica lì attorno e piscia sul parquet. In realtà piscerebbe, perché ovviamente faccio come The Others e non lascio mai una porta aperta. Inoltre ho deciso di instaurare con le due gatte (che son sorelle e cieche da un occhio, come il gatto nero di Poe...) lo stesso rapporto che ho con il mio cane, morituro da anni ma che non muore mai, vale a dire il rapporto di due persone che prendono l'ascensore insieme. Buongiorno, buona sera, al massimo "Freddo, eh?" ma niente di più. Non ci si sputa in faccia ma non ci si dà neanche la mano. Per ora il mio atteggiamento sta dando ottimi frutti, perché non solo non hanno pisciato nella mia stanza o nelle mie adiacenze, ma soprattutto non ho peli di gatto addosso.

Ora esco, mi vado a fare una passeggiata un po' turistica e, se non si gela troppo, faccio pure un giretto in battello. Perché qui non c'è la motonave Celestina ma esiste comunque un servizio di battelli cittadini della ZVV. Ad ogni modo, qui domani si vota, il clima è molto teso perché c'è stato una incursione di vandali a casa di una deputata socialista e il paese è sotto shock. Pare che abbiano addirittura disegnato delle sbarre sulle finestre e abbiano lanciato palloncini di vernice. Io un giorno li manderei a fare campagna elettorale in provincia di Benevento, 'sti svizzeri che si spaventano di niente. Ri-ad ogni modo, per domani si prevede neve ed io andrò a Kostanza a trovare lui, che non vedo da aprile e delle cui condizioni di salute devo sincerarmi.
Voi, nel frattempo, copritevi bene che nevica.


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DIARI
31 agosto 2007
ZVV: Dove i tram... ovvero: che ti dice la guida di Zurigo

Non c’è niente di più bello, cari, che trovare una sorpresa nella propria cassetta delle lettere. Soprattutto se questa sorpresa è una guida di Zurigo che cercavi da mesi e che hai trovato per caso su eBay vincendo l’asta grazie a un’offerta di appena 3 euro.

Per i malpensanti che la immaginano come un opuscoletto di otto paginette, posso dire che ha invece ne consta ben 448 (quattrocentoquarantotto) e che presenta capitoli dal titolo accattivante come Emigrant Lenin (a proposito di partito democratico), Leitungswasser und Dienstforellen (dove si scopre che l’acqua di Zurigo è priva di “Pesticidi, antibiotici, ormoni (?), virus e batteri patogeni”, che l’ultima epidemia di tifo è del 1884 e che la presenza di trote nel lago è la prova di quanto sia buona quest’acqua) e Franz Hohler: Ein wirkliches Erlebnis (in cui scopriamo quanto è bella Zurigo secondo questo qui, che fa lo scrittore, il cabarettista, che scrive canzoni, suona il violoncello e parla così, quindi non in tedesco come capiranno i miei germanofoni lettori, provando intensa Schadenfreude) oltre ai soliti Essen und Trinken e ai consigli per muoversi con i mezzi della ZVV, l’azienda di trasporto pubblico zurighese.

Proprio a questo riguardo e non al fatto che il secondo capitolo sia dedicato ai morti celebri nei cimiteri zurighesi (davvero tanti, tra l’altro) ho provato la più intensa e ambivalente sensazione di ammirazione sconfinata e terrore puro. A Züri non c’è la metropolitana, perché con referendum abbiamo detto che non ci serviva, quindi l’intero territorio cittadino è coperto da pratici e pulitissimi tram che passano con una frequenza – Susanna Heimgartner dixit – di due minuti. Due. Cioè io arrivo e arriva pure il tram. Non so se crederci ma se anche non è wow. Però, dice la stessa Heimgartner, a viaggiare con la ZVV si è sottoposti alla costante paura dei “brutalen Fahrscheinkontrollen”. Anche chi non capisce il tedesco capisce che brutalen sono cose brutte, mentre chi lo capisce sa anche che ci si riferisce al controllo dei biglietti. Riguardatevi la foto di Frau Heimgartner e ditemi se vi sembra una che possa temere qualcosa. No, vero? Eppure descrive l’ingresso dei controllori sul tram come l’arrivo dei Vandali a Roma (ero tentato di scrivere “come l’ingresso delle SS nel ghetto” ma mi impegno da anni per superare lo stereotipo germanofono-nazista… e poi i vandali erano popolazione germanica quindi va bene comunque…):


“Alla fermata irrompono nel tram una dozzina di controllori, come un Überfallkommando – una squadra mobile, che però detto in tedesco fa più paura -. Quindi bloccano tutte le uscite e chi non ha un biglietto valido e timbrato in modo assolutamente ineccepibile deve pagare senza possibilità di scampo 60 franchi più il costo del biglietto. Non vi aiuterà dire che non avevate abbastanza spiccioli, che la biglietteria automatica non funzionava, che non capite bene il tedesco… anche gli zurighesi che hanno l’abbonamento tremano per il comportamento rude dei controllori”


Ecco, io credo che farò l’abbonamento on line per agosto, anche se è finito, settembre, anche se non sarò a Zurigo, e pure ottobre, anche se arriverò a metà mese. Ora, tremando, vado a bermi una tazza di the nella tazza svizzera che mi ha regalato lui e mi leggo tutto quello che c’è da sapere sullo Zmörgele, che c’entra con la colazione ma visto che non c’è la foto non capisco cos’è.

Grützi!

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permalink | inviato da suibhne il 31/8/2007 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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