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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
23 novembre 2008
Pomeriggio a Shanghai. Fotocopie.

Ho rimandato ma alla fine ho dovuto farlo. Ho messo a posto (leggasi: sto mettendo a posto) le fotocopie che ho fatto in questi anni, alla disperata ricerca di tre stanze di un lebbroso provenzale che so di aver fotocopiato ma non so dove siano. Spostare, impilare, catalogare, infilare fogli in buste di plastica dà, però, una prospettiva interessante sugli ultimi anni. Si percepiscono tutte le idee stupide che ho avuto e che son naufragate, tutti gli spiragli di ricerca che son stati giustamente sovra me richiusi, tutte le ambizioni che coltivavo e anche l'impeto, la brillantezza e la fortuna di alcune scelte. Insomma, è un lavoro interessante, so quasi sempre dove e perché ho fotocopiato gli articoli, riconosco quelle tre pagine che ho fotocopiato nel Mittellateinisches Seminar di Berlino, inverno 2002, e che volevo pagare al professore che mi ha risposto "No, lasci stare... son stato studente anche io", ricordo quando avevo una fotocopiatrice a casa e ho fotocopiato tutta l'Avviamento all'analisi del testo letterario, del nostre emperere magne (si riconosce la fotocopiatrice, come in un noir anni Trenta, perché aveva un difetto e lascia su ogni pagina una striscia nera che taglia via un carattere per riga), riconosco cose fotocopiate a Pavia, Siena, Firenze, Milano, in Dpt, in copisteria, alla BnF, a Zurigo, fotocopie che mi hanno spedito per cui ho sacramentato. Fotocopie sbagliate, con pagine capovolte e righe tagliate, fotocopiate troppo piccole, fotocopiate troppo grandi, con spreco di carta e con risparmi sopraffini.


Attualmente il mio problema è non morire sommerso. Perché in tutto questo itinerario che vi ho descritto con la trepidazione e la fragilità di uno che sta per finire la tesi o, meglio, che deve consegnarla entro fine gennaio ho accumulato tanta carta da sfrattare centinaia di indios dell'Amazonia, da far piangere Grazia Francescato e da far perdere la tranquillità a Sting e al suo amico col piattino nel labbro. Ma oltre a tutto questo è praticamente impossibile mettere ordine quando trovi due articoli infilati l'un l'altro. E' peggio di una partita di Shanghai questo pomeriggio, e mentre canto tra me e me, appunto, della babyface girl from Shanghai che never smiles and never cryes, mi chiedo a cosa cazzo stessi pensando quando ho fotocopiato Il Sangue nei poemi cimrici del Canu Aneirin.

29 ottobre 2008
La pioggia, il Nord e il mare

Con questa pioggia che vien giù, con l'autunno che sta qui, il decreto che è passato, il traffico che han bloccato, la tesi che è a pagina ottanta, più o meno, la voglia di calduccio, piedi asciutti e letture, mi vien voglia di Nord Europa e di posti da cioccolata, di Belgio e di Svizzera, di Brel e di Renaud più che di Caraibi e di spiagge bianche, di Cuba o di Hispaniola, di cocco e Guantanamera.


Vorrei una bella poltrona comoda, odore di caffè e un locale accogliente dove sedermi sprofondato, sfregarmi le mani sulle cosce, dire "Diamine, che tempo!", ordinare un caffè da litro e leggere per un paio d'ore.


Ma qui i bar son freddi e il caffè si prende in piedi...


Il mare d'inverno è un lago


Discover Jacques Brel!

CULTURA
9 ottobre 2008
Lev Retovna Carfagna e le figure di merda

Università di Zurigo, domani fanno un convegno su/con/per nostre Emperere Magne (questo qui) e oggi c'era il prequel con Midons che parlava di tutto. Il pubblico non era proprio quello della finale di Champions League, ma ci siamo abituati. C'era qualche ordinario (anche quello che parlava qui), c'era qualche moglie di ordinario, c'ero io e qualche altro dottorando europeo e c'era qualche studentessa. Una di queste studentesse, seduta in ultima fila, aveva un cappello alla Trockij e uno sguardo alla Carfagna e tutto questo la rendeva molto, molto poco credibile. Alla fine della lezione di midons aspettavo in corridoio l'uscita delle star, già era uscito Nostro Emperere Magne che stava in piedi a chiacchierare con l'altro, poco lontano c'ero io e dietro di me una ordinaria locale. La Lev Carfagna si avvicina all'ordinaria e le dice: Oi! Capisco che è ticinese, potenzialmente gaffeuse e ascolto:


Lev Retovna Carfagna: Buongiorno eh... ma che bella la lezione!

Ordinaria: Sì, è stata molto interessante...

Lev Retovna Carfagna: Domani vengo sicuro a Nostre Emperere Magne [Dice proprio così: domani vado a -, come se fosse un luogo]. Pensi che proprio oggi leggevo un saggio del Nostre Emperere Magne su Baltrusaitis... Ostico!!! [E nel dirlo inizia a dare pugni all'aria, come Sylvester Stallone o come un'idiota, a inidicare quanto quel saggio fosse difficile e palloso]

Ordinaria: E' là, è là, è là, è là [e sgrana gli occhi quasi come Lev Retovna nel tentativo di evitarle una figura di merda]

Lev Retovna Carfagna: Ma è vero che midons è la moglie di Nostro Emperere Magne? [dicendolo avvicina ripetutamente gli indici tesi come per dire: quei due non me la raccontano giusta]


Ordinaria sorride tesa e cambia discorso mentre Lev Retovna Carfagna continua a sorridere troppo, a sgranare troppo gli occhi e ad oscillare il corpo come una mentecatta.


Sipario

VIAGGI
8 ottobre 2008
E intanto Züri è sempre lì

Dopo un viaggio indicibile son arrivato e Zurigo è sempre lì e non mi sembrava di mancare da sette mesi. Mi sono già riabituato, è bastato l'odore di Rivella appena superato Chiasso. So che non mi credete, ma vi giuro: a Chiasso è salita una ragazza che ha stappato la bottiglia dietro di me, diffondendo effluvi di siero di latte ed erbe alpine.


Scendo dal treno e non fa neppure freddo, le cose sono dove le ho lasciate, i cantieri sono stati ultimati come previsto, prendo una Tageskarte dal bigliettaio esibendo il mio abbonamento HalbTax ancora valido e il mio tedesco ostentatamente risciacquato in Limmat, grüezi e ade. La stazione dei tram è sempre là, solo che la ZVV deve aver considerato che leggere gli orari affissi e confrontarli con l'orologio luminoso fosse troppo difficile e ha disseminato la città di tabelloni digitali con i minuti di attesa per ogni tram. Pochi minuti, ovviamente. 


Salgo sul 10 e mi faccio le mie quattro fermate, verso la casa della mia amica di Bologna che mi ha lasciato chiavi e una casa che mi piace tanto. Domattina alle 9 parlo col professore e gli consegno un po' di tesi, poi vado in biblioteca a controllare se pure là è tutto com'era e faccio un giro per riappropriarmi dei miei spazi.


La Svizzera è salutare, tutto sommato.


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7 marzo 2008
Appena prima di partire...

Ok, tra poco parto e torno italiano. Non che sia proprio il momento giusto, obiettivamente... Ad ogni modo, ci si risente da Genova, stasera cambio il geotag e vi racconto come è andato il viaggio, senza prenotazione del posto e con troppe valige (non pesanti, ma troppe per un plantigrado con solo due mani...).

Credo leggerò Houellebecq, Internazionale e Vanity Fair... Ci vediamo a Milano Centrale tra le 15:35 e le 16, come al solito...

4 marzo 2008
Bircher Müesli for breakfast

Tra le poche cose che mi mancheranno di Zurigo c’è di sicuro il Bircher Müesli. Voi lo sapete, ho una particolare forma di autismo che mi porta a nutrirmi, in ogni posto in cui vado, principalmente di una cosa e in Svizzera, superata rapidamente la fase rösti mi sono fissato con il Bircher Müesli e ogni giorno ne mangio una confezione. Ultimamente ho deciso che sì, il Bircher Müesli classico è buono, ma quello alle bacche rosse mi piace di più, e quello della Emmi mi piace di più delle altre marche taroccate, si fottano quei venti centesimi di franco che risparmierei, tsk…

Con Bircher Müesli, lo dico per i cruccofobi e per la ben più rara categoria degli elvetofobi (rara perché a nessuno viene neppure in mente la Svizzera, figuriamoci odiarla!), si intende un miscuglietto di “Yogurt con frutta, cereali e panna”, come dice la versione ticinese degli ingredienti del vasetto che sto mangiando ora. Le dosi, ve lo dico come se fossi Wilma de Angelis e voi foste casalinghe, sono 40% yogurt, 35% frutta, 7% fiocchi di cereali , 5% panna. Non credo tornino i conti, il resto si tratta di zucchero, addensanti vari, succo i limone et al. Di questa particolare versione di Bircher Müesli adoro le granulosissime more (presenti per il 10%), succose e mmm così dolci! La mela e l’ananas mi risultano scontate, mentre le fragole beh sapete che le adoro sempre e comunque. Ad ogni modo, dite che in Italia avrò mai la voglia di mettermi ad assemblare cose per avere, alla fine, solo uno yogurt condito? Già, lo escludo anche io… ma d’altra parte è sempre così, è da luglio che non mangio Camembert.

Ah, ieri si è messo a piovere e ho comprato un altro cappello perché quello marrone e troppo grande era stato dimenticato a casa. 12 franchi, 7 euro circa, è nero e vi direi che mi sta benissimo, ma poi mi dicono che sono egocentrico e allora aspetterò che lo diciate voi la prossima volta che ci si incontra…

Bircher Müesli for breakfast

6 febbraio 2008
LA notizia e le vicende. Compiti del mercoledì delle ceneri per i lettori di Suibhne
Confortato, ma non tranquillizzato, da i risultati d'oltreoceano posso a questo punto darvi LA notizia, che per qualcuno di voi non sarà notizia e per altri sarà una notiziona. Tra meno di un mese finirà il mio periodo zurighese, quindi preparatevi: niente più salsicce, rosti e paesaggi innevati perché si torna in Italia. Poi a fine marzo vado a Santiago de Compostela perché c'è un convegno, quindi ci sarà una macchina stipata di cinque filologi romanzi che si muoverà dall'Italia, passerà la Francia, valicherà Roncisvalle senza suonare l'olifante, entrerà in Spagna e poi su, fino alla fine della terra. Epico, vero? Aspettatevi quindi post su quanto mi sta sulle palle la Spagna e poi qualche altro un po' naif su quanto mi riempio di stupore e ammirazione. Poi si ritorna in Italia perché ahimé si deve votare (anche se non si sa ancora per chi o cosa, da queste parti...) e a fine mese si prende il nostro treno per Paris, perché – ed è questa la notizia – ritorno a Parigi, da maggio a fine luglio. Contenti? Io molto ma c'è un problema di non poco conto. Ricordate tutte le disavventure sulla casa, l'anno scorso? Ricordate infine che splendida casa economica avevo trovato, dove mi trovavo tanto bene e dove ero felice come un bambino felice? Ecco, quella casa non c'è più e quindi sono al punto dell'anno scorso: cerco uno studio a Parigi, splendido, con connessione ADSL e che mi possa far essere prentenzioso come piace a me. Ho già mandato mail a destra e a manca e ho pure visitato un po' di siti internet. Avevo trovato un alloggio splendido a St Germain e non costerebbe neppure un patrimonio (cioè, sì... ma non un patrimonissimo...) però mi aggiungono quasi seicento euro di tasse di agenzia e mi salta il budget. A questo punto oscillo tra la disperazione dell'oddio, finirò in una bettola nel 20ème come lui prima di trovare una casa come si deve e l'ottimismo dell'alla fine qualcosa si trova sempre. Ovviamente siete preallertati, miei cari, e se avete contatti, case o quant'altro a Parigi, fatemelo sapere.
Ad ogni modo, visto che si sta avvicinando la fine del dottorato sto iniziando a meditare su come fare tanti soldi, visto che la filologia romanza beh, lo sapete. Inolte, vi ricordo, ho scelto di vivere bene perché tanto il mondo non me lo fanno cambiare, quindi ho bisogno di disponibilità economiche consistenti. Il problema è che non so fare sostanzialmente niente per cui qualcuno mi dovrebbe pagare. Attualmente in ballottaggio ci sono sei ipotesi:

1)     scrivo un giallo in cui un filologo romanzo, con l'aiuto di sua mamma, scopre un assassino
2)    scrivo il pilot di una serie TV da vendere non certo in Italia (e c'è già un mezzo preaccordo e c'è già un mezzo plot)
3)     mi invento un reality o un programma TV
4)    scrivo un romanzo sugli adolescenti, come quello di Moccia ma con gente che ha nomi veri. Non so Marco, Laura, Luisa, Gianluca non Cep, Step, Dap, Qui, Quo, Qua...
5)    scrivo qualche libro monografico su qualcosa di molto pop, sia Non è la RAI, sia Guido Nicheli. Castelvecchi pubblica certa roba che...
6)     faccio il life coach di qualcuno e magari a Parigi c'è pure mercato...

vabbè, voi che ne dite? Guardate che parlo sul serio, come la do una svolta opulenta alla mia vita?

LA SVOLTA. Money keeps the world go round
Allora, che faccio?

VIAGGI
5 febbraio 2008
Pessime idee

La Svizzera è un paese splendido, lo dico sempre. E aggiungo che, per quanto ami la Germania e il tedeschi, qui in Schwizzera la gente è molto più bella, elegante, gentile, cucina meglio e in definitiva ha più stile. Saranno i soldi, chi lo sa, ma è così. Però in Svizzera, a volte, la gente ha pessime idee.

Pessima idea

31 gennaio 2008
Il miele e la follia
Credo di averle ufficialmente viste tutte. Visto che non riesco sempre a connettermi dalla mia postazione privata in biblioteca, spesso vado ai computer pubblici che stanno tra le postazioni degli studenti. Sarebbero riservati alla ricerca bibliografica, ma ce ne sono talmente tanti che ognuno può farci quel che vuole. Altre volte, invece, mi metto in qualche postazione internet per studenti e mi connetto con il cavo ethernet. Questo è il preambolo, tanto per farvi capire i movimenti delle prossime righe.

Ieri, a metà pomeriggio, volevo controllare la posta e sono andato per due volte al computer per studenti messo a livello interrato, come la mia biblioteca. Alla mia sinistra c'era una ragazza che studiava diritto, alla mia destra una anziana signora con una marea di fogli e un libro in inglese appoggiato in verticale sul tavolo. La seconda volta la signora mi si rivolge in svizzero, le dico wie bitte? E mi dice che il computer le serve e che posso andare anche al piano di sopra. Le dico OK, la detesto e me ne torno alla mia postazione.

Oggi avevo più cose da fare e quindi ho preso il mio ethernet e sono andato sempre al piano interrato, nella stanza accanto dove c'è una presa per collegarsi. Mi siedo e vedo che lì vicino c'è la signora di ieri, con un cappotto ocra appoggiato sul tavolo che sta cucendo. Sì, cuce un cappotto con ago e filo in una biblioteca di filologia romanza. Inizio a far quel che devo, con le cuffie nelle orecchie, e lei inizia con una tiritera di un paio di minuti in svizzero e non capisco subito che si rivolge a me, anche perché fa finta di niente e continua a parlare cucendo. Le dico Ich hab leider nichts verstanden e lei inizia in italiano:

Ecco... lei vieni qui con passo decisivo... anche ieri lei è arrivato dove c'ero io... non guarda neanche se ci sono altri posti e viene subito dove ci sono... allora non vorrei che lei avesse idee e venisse perché ci sono io... come mai si mette qui?

Io sgrano gli occhi e non ci credo... beh, perché ieri volevo controllare la posta e oggi ho il computer e voglio connettermi a questa presa...

sì ma lei lo ha sempre il laptop... non è che l'ha comprato oggi... io penso che lei viene per me... ma io le devo dire che non è il caso... qui non c'è miele per lei, deve cercarlo altrove...

Non sapendo che dire, ho abbassato la testa sullo schermo e non ho più detto niente. Sono ancora sconvolto, mi sento in parte cretino e in parte mi vergogno per lei. Vi rendete conto della gente che gira per le biblioteche? Autobus e biblioteche sono luoghi di follia estrema, bisogna capire se sono i pazzi ad andare in autobus in biblioteca oppure se viaggiare in autobus per andare in biblioteca rende pazzi.

Nel secondo caso sono spacciato.

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DIARI
31 gennaio 2008
Un'oca, il sonetto e Fibonacci
Sto scrivendo un capitolo della tesi di dottorato che mi fa dannare. Non tanto perché sia difficile, quanto perché noiosissimo, pieno di particolari minuti e di ripetizioni inevitabili. Come spesso capita, quando si è colti dalla routine ci si lascia folgorare dalle note: si sposta l'occhio dal numerino apicale al pié di pagina e oooh si decide che il testo citato sarà fondamentale per dare nuova linfa, maggiore respiro e un punto di vista eclettico e originale al proprio lavoro. Illusione, dolce chimera, ovviamente, però è bello andarsi a cercare il libro (perché ovviamente a Zurigo si trovano tutti i libri di cui si può avere bisogno), scoprire che è un agile volumetto, respirare l'odore di acaro e cultura che promana dai libri rarissimamente consultati, sedersi nella propria sedia design, vicino alla macchia di caffé che non se n'è mai andata, e leggersi, come regalo, Nascita del sonetto. Metrica e matematica al tempo di Federico II di Wilhelm Pötters. Lo studioso prende per mano l'ignorante umanista e lo accompagna, senza risparmiargli qualche accusa di insipienza, per i sentieri della matematica e della geometria. Mentre Pötters mi spiegava che non è che Giacomo da Lentini abbia strizzato gli occhi, guardato il cielo, sorriso e composto una poesia di 14 endecasillabi, come preso da folgorazione, imprimendo il proprio marchio su tutta la poesia occidentale, ma seguiva precisi rapporti geometrici, tra cerchio e quadrato circoscritto, io strabuzzavo gli occhi e mi ricordavo le elementari.

Quando in quarta la maestra ci disse “Comprate un quadernone a quadretti che sabato iniziamo geometria” io sono andato con mia nonna a comprarne uno, con una grande oca che volava, su sfondo verdino e verdone. Descritto così fa cagare, ma vi assicuro che è stupendo. Poi ho fatto le medie e pure un liceo scientifico, ma per me la geometria è quel quadernone, quei quadrettini, quelle formule scritte in rosso e quelle tre stanghette poste a formare un p greco. Tutte le formule geometriche che ancora conosco (e che sono pochine, è vero) mi sembra di averle imparate in quei sabati mattina, con la matita in mano, la replay blu sul banco e la maestra che disegnava alla lavagna. Il tutto mentre fuori era brutto tempo e i caloriferi di ghisa riscaldavano l'aula. Fa strano, in una futuribile biblioteca di Zurigo, nel silenzio di vent'anni dopo, ripensare a quelle mattine con la focaccia sotto il banco o messa a scaldare sul calorifero. Soprattutto perché all'epoca non sapevo chi fossero Giacomo da Lentini, Fibonacci o Wilhelm Pötters e perché da grande non volevo fare il filologo romanzo ma il cavaliere o il premio Nobel.
Beh, per questo sono ancora in tempo però...
30 gennaio 2008
La soluzione per il torcicollo
Ieri pomeriggio, verso le cinque, ho deciso che avevo lavorato troppo. Allora ho infilato il mio mac nella borsa e me ne sono andato a fare un giro. Dovevo comprare il pane, il formaggio e della verdura ma ho deciso di regalarmi un paio d'ore. Sono andato da Manor a vedere se trovavo delle cuffie per l'iPod (non le ho trovate) poi nel reparto uomo ho cercato maglioni rossi, ma niente. Poi son stato da Jelmoli (niete da dichiarare), WE (dove stavo per provare un paio di pantaloni che costavano 20 franchi ma poi mi è stata antipatica la commessa e me ne sono andato, anche se forse domani ci torno), poi sono andato da una specie di discount del DVD, del CD e del libro di poco conto e, ricordandomi una chat con lui e il consiglio di un suo amico, ho comprato il primo cofanetto di Six Feet Under. Poi sono entrato in un altro negozio dove una ex sudamericana ormai inschwizzerita ha provato a vendermi un maglione rosso di lana per trecento franchi, 'sta stronza. Ho trovato una scusa, poi sono andato nella solita libreria e mi sono trattenuto dal comprare il libro su Bogart (ma lo compro domani, o forse dopo...) quindi alla Coop per comprare zucchini, pane, latte, sapone per le mani, yogurth in offerta (ho sbagliato il tipo, però, e invece di prendere quello alla fragola ho preso quello alle arance rosse e zenzero... buono, vi dirò...) poi da Orell Fussli e quindi sull'11 verso casa, dove mi sono fatto la pasta con le zucchine e ho guardato cinque episodi di Six Feet Under.
Quindi ho sentito che mi veniva un po' di male al collo e ho capito. La colpa è della maledetta borsa pesantissima che mi carica di tensione le braccia, le spalle e - quindi - il collo! Ecco perché! Urge riformulare l'annuncio di tempo fa: chi vuole proporsi per il ruolo di correttore di bozze, portaborse, schiavo di compagnia deve mandare foto, curriculum e lettera devozionale di motivazione a questo indirizzo mail. Ambosessi, alfabetizzati, tra i venti e i trentadue anni, automuniti, astenersi perditempo e agenzie.
24 gennaio 2008
Radiosveglia dannata. Differenze mattutine tra Desmond e Suibhne
Se la tua radiosveglia suona, senti un'intro che ti pare di conoscere e poi una voce che detesti ti dice che Stare insieme atté / è stata una partia / vabbene hai vinto tu / ma tutto il resto è vita ti chiedi, nell'ordine, 1) Venditti? in Svizzera? capisco Jovanotti, Celentano e Ramazzotti, ma Venditti? 2) come cazzo può andare male questa giornata, se inizia cosî? 3) ma perchè Desmond deve svegliarsi con Mama Cass che canta Make your own kind of music e io con Venditti che canta Ci vorrebbe 'namico? 4) quanto manca ancora all'inizio di Lost IV Season, dannazione?
DIARI
23 gennaio 2008
Il Vifenac sul collo
Ho di nuovo il torcicollo, capite? Non passa una settimana senza che zac mi colga. Di solito mi coglie la mattina appena sveglio, fatto che mi faceva accusare i cuscini che non consentivano alla mia colonna cervicale di riposare comme il faut, ma ieri mi ha preso in modo strano. Ero seduto qui in biblioteca e parlavo dei disastri dell'Italia quando ad un tratto ho sentito una fitta e mi sono accorto che non potevo girare la testa a sinistra né alzare il braccio sinistro, come fossi un profugo del Vietnam candidato alla nomination repubblicana per le presidenziali di novembre. Io non ho mai sentito parlare di torcicollo fulminante ma è quello che mi è capitato. Ho deciso di andare in farmacia e parlarne con qualcuno e, dopo essermi informato su come si dicesse torcicollo in tedesco, ho attraversato la strada, ho inspirato profondamente (ma non troppo, che fa male anche a respirare troppo) e ho affrontato la farmacista. Devo dire che l'inizio è stato un po' balbettante e la signora non ha capito, poi ho ripetuto con più calma indicando il mio collo e abbiamo iniziato un breve dialogo fatta di frasi sue e di monosillabi miei, tra il tedesco e lo schwizzero, che mi ha portato ad ottenere Vifenac gel per 10 franchi e 35 centesimi. Tornato in biblioteca, incurante della (poca) gente ho letto il bugiardino (God bless trilinguismo) e mi sono spalmato il collo di questo gel Schmerzstillend, entzündgshemmend e abschwellend seguendo scrupolosamente le dosi consigliate (1-2 polpastrelli di prodotto). Il Vifenac puzza troppo per non essere efficace ed è per questo che adesso, dopo la terza applicazione e a quasi ventiquattro ore dall'insorgere dei primi sintomi, sto meglio e posso quasi girarmi a sinistra senza sembrare Robocop o Pietro Folena.
Tutto sta a capire, a questo punto, come mai sono tormentato da questi dolori muscolari. C'è una tesi complottista che sostiene che sia tutta colpa dello stress. Sarebbe la tesi del mio medico di famiglia, se glielo chiedessi, ma lui è un ignorante e dice che tutto è causato dallo stress. Un'altra tesi parla di posizioni sbagliate durante il sonno, ma non mi convince mica. Secondo me è colpa del fatto che sto troppo seduto al computer, che tengo la testa troppo ferma e – soprattutto – che non appoggio abbastanza le braccia sul tavolo quando scrivo e, come insegnano le ricerche su Google, “questo carica di lavoro il collo e le spalle”. Come si risolve 'sta situazione? Dovrei ritornare in palestra, mi sa, visto che come sapete il nuoto mi fa cagare. Però in Schwizzera costa e poi tra poco torno in Italia e poi e poi...

Vabbé, per ora mi spalmo per la quarta volta il Vifenac gel. Tanto si sa, l'omo ha da puzzà...

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POLITICA
22 gennaio 2008
In Italia si sta male. Ulcera post prandiale
Caffetteria degli studenti al RoSe, si parla di varie cose con uno di quei bibliotecari gentili di cui vi parlavo, italiano, appena trentenne, ciarliero come quelli che vengono dal Granducato.

“Perché quando parli con gli stranieri e ti dicono Ah, che bella l'Italia! Il sole, il mare, il cibo! Tu lì per lì ti dici che sono superficiali. Poi quando sei all'estero ti accorgi che le uniche cose che ti mancano sono proprio quelle, perché tutto il resto all'estero è meglio... Quando ho qualche momento di nostalgia è quello che mi manca, il mangiare o il lungomare, non dico mai Quanto mi manca quel treno o Quanto mi manca l'ufficio postale...”

Il che è vero e lo è ancora di più alla luce di questi ultimi dieci drammatici giorni in cui ogni giorno capitava qualcosa, in quel maledetto stivale appeso qua sotto. Però io mi ci incazzo e non perché non so per quanto ancora starò all'estero, in biblioteche efficienti e riscaldate, aspettando il tram al massimo cinque minuti, vedendo attorno a me cosa vuol dire sicurezza sociale. Io mi incazzo perché non ce la faccio a pensare che ci meritavamo tutto questo, anche se forse è così.

Io non la vedo mica una via d'uscita.
DIARI
20 gennaio 2008
Trench, peli e una fetta di torta
A scapito di tutte le previsioni jettatorie, il mio trench nero è utilissimo anche a Zurigo. Sarà che questo gennaio è il più caldo del secolo, come ogni gennaio da qualche tempo a questa parte, e che non è ancora arrivato il febbraio più freddo del millennio, però lo si può indossare senza soffrire il freddo. Ci barcameniamo tra i cinque e gli otto gradi e il mio 100% polyestere (sì, avevo giurato di non cedere più a 'ste fibre irreali ma lo sapete che non so prendere decisioni irrevocabili) svolge egregiamente la sua funzione. Me ne passeggiavo per la città, oggi pomeriggio, godendomi la serietà che il trench mi conferisce  sentendomi davvero un gran figo quando, sbirciandomi in una vetrina come faceva Jovanotti sulla sua moto,  mi sono reso conto che era pieno di peli bianchi. I gatti psicopatici, dannazione. E poi ogni pelucco, fiocco di schifo e pulviscolo nel raggio di un chilometro. Ho inserito l'espressione "Ecco una cosa che può rovinarmi la giornata!" e ho deciso di andare nella Coop più vicina per comprare una spazzola appicciapeli. Appena entrato, però, ho capito che non avevo idea alcuna di dove si trovassero le spazzole appiccicapeli all'interno dei grandi magazzini. Ho provato nella zona bigodini, forcine & retine ma niente. Ho guardato tra i casalinghi ma ovviamente no. Senza grande convinzione ho guardato tra le prese elettriche, le lampadine, le tinte per capelli, i prodotti per il corpo ma no. Ho pensato di chiedere a una commessa ma, a parte il terrore che rispondesse in schwizzero alla mia domanda in tedesco, come diavolo si dice in tedesco "Spazzola togli peli da trench nero"? Ho desistito, miei cari, e ho pensato di farmi un regalo, come diceva ieri il tenente Dale Cooper allo sceriffo in Twin Peaks. Perché ho finito Lost, purtroppo, e ho iniziato Twin Peaks, come ricorderete. Certo, c'è molta meno dedizione e certo, sono ancora molto incazzato con gli sceneggiatori di Lost che hanno fatto morire un altro mio personaggio preferito. Ad ogni modo, sono entrato da Cakefriends e mi sono bevuto il mio latte macchiato e mangiato la mia fetta di torta. Poi ho fatto un giro da Orell Fussli e stavo per comprarmi un libro sui trench, molto molto bello, con molte, molte foto. Se non fosse che costava cinquanta franchi e neppure il mio fanatismo arriva a uno sperperò così ingente. Sono salito, quindi, sull'11 e mi sono seduto, fascinoso come in un noir. Poi ho sentito plot plot e ho visto due bottoni per terra. Perché il mio trench mi sta benissimo ma è costato troppo poco perché i bottoni non mi cadano un giorno si e un giorno no. Ieri pensavo di usare lenza da pescatore al posto del filo, ma forse stona e quindi sto meditando di cambiare i bottoni. Non so, ho davvero troppi problemi...
VIAGGI
16 gennaio 2008
Un nuovo modo per calcolare il tempo

Ho scoperto che un viaggio in Cisalpino, da Genova a Zurigo, dura esattamente una Repubblica, un Panorama, un Vanity Fair, un episodio di Lost e due podcast di Fahreneit.

Sono arrivato in Schwizzera, miei cari.


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18 dicembre 2007
La morte in esilio e il cavolo rosso

Mio dio, morirò in esilio! Fa freddo, ho le ossa che mi fanno male, sento gli occhi pesanti, la gola infiammata, le spalle dolenti. E in più mi sono fatto fregar un'altra volta dal Rotkohl, maledizione. Nel senso che a mensa ho preso un involtino di nonsocosa, la signora ha riempito il piazzo di spätzli e mi ha fatto la solita domanda a bruciapelo: "Mit Gemüse?" ed io ci cado sempre e immagino che se uno ti dice "Con verdure?" intenda veramente verdure e invece no, mi sbatte davanti due mestolate di cavolo rosso con castagne e irrora tutto di gravy saporitissimo. Solo che a me il Rotkohl torna sempre su e quindi mi trovo in questo bunker con le ossa che mi fanno male, gli occhi pesanti, la gola infiammata, le spalle dolenti e un persistente gusto di cavolo rosso in bocca.

Morirò, ormai è certo, senza aver rivisto la Patria. Vado a farmi un caffé.


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16 dicembre 2007
La puzza di stalla e Gesù Bambino
Ultima domenica prima di Natale quassù in Schwizzera e la cosa non mi dispiace affatto. Ieri laS ha fatto l'albero e il presepe. Io l'ho aiutata a mettere le luci e le corone argentate e la cosa mi ha un po' immalinconito, anche perché l'albero (un abete vero, il che classifica laS come almeno un po' assassina) è tozzo come Magalli, le palline sono poche e tutte diverse (io ho il vizio dell'albero monocromo, come per i quaderni) e ce n'è un paio di cristallo che di certo non arriveranno a Natale, visto l'uso che ne fanno i gatti. Sul presepe, invece, non voglio dare un giudizio ma solo descrivervelo. Le statuette non sono state fatte dagli artigiani di san Gregorio Armeno ma dai figli dellaS a Zurigo tanti anni fa, perché pare che qui l'amministrazione comunale, che ama la creatività dei bambini purché confinata in recinti molto alti, ogni anno metta a disposizione dei genitori spazi attrezzati dove abbandonare i bambini che costruiscono figurine natalizie in terracotta che poi vengono cotte nei forni. Le statuette sono informi, ovviamente, ma si percepisce un intento antropomorfo. Ci sono due cammelli che sembrano fatti di dulce de leche, marroni e luccicanti, con accanto una figura che laS definisce, con un certo disprezzo, "il Beduino", poi ci sono alcune figure arabeggianti, tre re magi, una madonna con tutti i crismi del caso e un Giuseppe ingobbito, un Gesù bambino fatto a forma di supposta, c'è un pozzo e una pastora più alta del pozzo, c'è un ponticello e, soprattutto, c'è una donna in burka e la cosa un po' mi inquieta. "Dovrei andare a prendere un po' di ghiaia per fare le stradine" mi dice laS, a cui rispondo che in effetti è meglio, anche se direi che il realismo non è un'ambizione che questo presepe persegue. Poi la vedo illuminarsi, correre in bagno e arrivare con il sacco della sabbia del gatto. Io ho provato a spiegarle che è un po' irrispettoso usare la sabbia che i gatti usano per pisciare ma lei non si è lasciata turbare e ha sparso sul telo verde una bella quantità di sabbia che attualmente è distribuita per simulare montagnole e sentieri. Spero solo che i gatti nevrotici non la riconoscano per quella che è e non decidano di dare un tocco di realismo olfattivo alla stalla di Betlemme…
12 dicembre 2007
Il mostro della cantina. Brutte mutande e un trillo nel buio.

Se vi chiedessi in quale parte della casa credete sia più possibile accadano cose inquietanti, tra l'horror e l'infarto, cosa rispondereste? Sì, va bene il bagno ma sto in Svizzera dove nessuno psicopatico impagliatore di uccelli accoltellerebbe en travesti una bionda in fuga dopo aver rubato i soldi a una banca che si sta facendo la doccia. Non fosse altro per il fatto che se rubi soldi a una banca, in Svizzera, vieni abbattutamolto prima che tu arrivi in un motel isolato dove tu possa essere giustiziata come UBS comanda. Pensateci bene. Pensate a Nightmare. Pensate al posto che vi fa esclamare, sprofondati nella vostra poltrona con le ginocchia sotto il naso e un odio profondo per il protagonista del film, "Ma se devi scendere là sotto, almeno accendi la luce!". Pensate a una scala di legno che scricchiola e una protagonista cretina che scende con una candela. Ecco, aggiungete che in Svizzera nelle cantine ci sono anche i bunker antiatomici e che questi assomigliano in modo inquietante alle camerate dei lager e ci siete. Solo che in cantina c'è anche la lavatrice ed è quindi con il coraggio dell'incoscienza (o di un protagonista di horror) che sono sceso, le braccia straripanti lenzuola, giù giù in fondo. La scala di legno, come è ovvio, scricchiola. Gli interruttori, fortunatamente, funzionano ma non sono affatto interruttori normali. Innanzi tutto sono messi in luoghi accessibili solo a iniziati o a eroi baciati dal destino come il sottoscritto e poi non si cliccano come tutti gli interruttori dell'universo ma si girano come fossero rotelle di una cassaforte o come fossero stati messi in opera cinquant'anni fa. Il corridoio è, indovinate un po'?, di cemento e a ogni passo si sente un certo clippiclap e l'eco che lo scalpiccio produce. Sul soffitto passano dei tubi che gorgogliano. In fondo al corridoio si scorge la porta del bunker con la scritta Vorsicht gialla. Sulla sinistra un dedalo di valvole, tubi e manopole. In fondo a sinistra la stanza con la lavatrice. Accendo la luce ed è là, con la bocca oscenamente aperta e con i comandi in romancio. Perché in questo condominio zurighese la lavatrice si comanda in romancio. Va bene, schiacciando un tasto si può cambiare la lingua in francese, tedesco, inglese e anche italiano però la lascio in romancio perché non mi capiterà mai più. Metto le mie lenzuola, quelle che hanno usato lei e lui quando sono stati qui e una certa quota di mutande&calzini. Metto nel vano preposto due misurini di detersivo a iperbassissimo costo che ho comprato alla Migros e attivo. Quindi apro l'asciugatore (perché qui, lo immaginerete, stendere non è possibile causa gelo e vicini) e ooooooh diamine! È pieno. Questo condominio deve strabordare italiani perché il martedì, dalle 12 alle 22, e il mercoledì, tutto il giorno, è il mio turno per usare la lavatrice e chiunque abbia messo i panni ad asciugare è un abusivo. Ma, ad ogni modo, che fare mentre la lavatrice romancia fa il suo lavoro? Tolgo i panni dell'abusivo e li metto da parte? Oppure questa cosa viene avvertita come decisamente sgarbata?E se questo arriva e mi vede che armeggio con le sue mutande? Magari mi prende per un maniaco, mi ammazza e si sbarazza del cadavere nel bunker. E se mi sbagliassi e il turno è il mercoledì e il giovedì? Inizio le indagini e trovo, appeso, un calendario che mi conforta del fatto che, se Dienstag vuol dire martedì, oggi è il mio turno. Beh, in fin dei conti se la legge è dalla mia parte, mi dico… e apro la porta dell'asciugatore.

In quel preciso istante parte un trillo a volume altissimo, una specie di telefono che suona ma non con una suoneria qualsiasi, non una suoneria scaricata da internet o comprata tramite una telefonata strozzina, no! era l'ur-trillo, l'idea di trillo, la trillicità, il trillo dei telefoni neri dei film noir, il trillo a cui voi pensereste dovendo pensare a un trillo ma che nella vita reale non esiste più. La prima cosa che penso, dopo che le palpitazioni erano tornate sotto quota 200, è "Ho scoperto qualcosa che non dovevo scoprire ed è suonato l'allarme! Dannati, non mi avrete!" quindi inizio a guardarmi in giro per scoprire l'origine del suono. Di certo non è la stanza della lavatrice, ma dove può essere? E cosa ci fa un telefono con quell'ur-trillo in cantina? Seguo il suono ma sembra provenire dal buio di una stanza chiusa da un cancello di legno invalicabile. Dico invalicabile sulla fiducia perché di certo non mi metto a valicare cancelli di legno per scoprire che ci fa un telefono in cantina. Ad ogni modo, tolgo i panni dell'abusivo dall'asciugatore, scoprendo che indossa un pigiama di bruttezza rara, delle mutande bianche (quel horreur) e deve avere dei piedi piccolissimi oppure avere sbagliato la temperatura del bucato perché i calzini non andrebbero bene a BabyMia. Quindi torno su in casa per meditare sull'accaduto. Che sarà stato? Non era un allarme, era il rumore di una campanella, di una sveglia antica, di un telefono anni '30. Forse qualcuno vive in cantina dagli anni '30, forse è una specie Harrison Ford svizzero, in fuga dalla polizia cantonale (e lo capirei), forse è un Humprey Bogart con la plastica facciale malfatta, forse è un fantasma dell'Opera che ha preso l'11 da Bellvue ed è sceso ad Hedwigsteig e che non ha ancora trovato una fanciulla da ossessionare, forse – giusto cielo! – è il covo di un gruppo di terroristi che vogliono capovolgere il democratico governo federale! Ho iniziato le mie indagini, senza aspettare l'Interpol che la tira sempre per le lunghe, e ho interrogato laS. Lei sostiene che in cantina ci sia il telefono di un magazziniere. Ma perché un magazziniere dovrebbe avere un telefono in una cantina? E perché questo telefono dovrebbe suonare alle dieci di sera, visto che in 'sto paese alle sei di sera tutti hanno smesso di lavorare? Humm… il mistero si fa fitto e laS non me la conta giusta…

 

(se ripassate domani corredo il post di immagini esplicative… ma ripassate solo se non avete problemi di cuore,eh…)

DIARI
10 dicembre 2007
Il cappello di velluto di Zurigo

Io e i cappelli abbiamo sempre avuto un rapporto complicato. Rifiutato in prima media, come atto di ribellione verso mia nonna che insisteva col calcarmene in testa uno spinosissimo di lana verde, che mi pungeva cristologicamente la fronte e che faceva effettivamente cagare, l'ho riaccettato solo in tempi recenti in versione parapioggia in posti che rendono inutile l'uso dell'ombrello. Solo che evidentemente non riesco a ritenerlo cosa mia e parte di me.

Ricorderete il mio aquisto a Parigi, all'H&M delle Halles, in un piovoso pomeriggio di maggio, dove per quattro euro e sessanta, che è poco, avevo preso una coppoletta nera che mi rendeva assai français e mi consentiva di scordare l'ombrello a casa. Certo, un po' mi vergognavo a metterlo, lo toglievo appena possibile e camminavo a testa bassa. Vedete? Non lo consideravo già allora cosa mia! Almeno fino al giorno in cui, uscendo da un negozio di sport sempre alle Halles un macrosorvegliante nero nero e cattivo cattivo mi ferma per dirmi "Dove ha preso quel cappello?". Io avevo già immaginato mi accusasse di furto invece voleva comprarselo anche lui perché era molto jolie. A detta del macrosorvegliante nero nero, quanto meno, che mi riempì di orgoglio e fierezza. Fino al momento in cui, qualche settimana dopo, sono uscito dalla BnF e, tastandomi ovunque, mi sono reso conto di averlo perso da qualche parte in biblioteca. Visto che mi vergognavo di mettere il cappello ma mi vergogno ancora di più ad andare all'ufficio oggetti smarriti per recuperare una coppoletta da quattro euro e sessanta, sono tornato da H&M qualche giorno dopo, per accorgermi che il prezzo era salito di ben trenta centesimi. Mi pare ci fosse anche lui, quel giorno, che per emulazione e perché effettivamente le coppole di H&M sono bellissime, ne ha comprato tre. Da allora ho deciso di portare la coppola nera di H&M con ancor più baldanza, anche se solo in caso di pioggia. Il tutto, ancora una volta, fino alla fine di novembre scorso, quando sono sceso di corsa dal 67, a Genova, barcamenandomi tra una sciarpa, un guanto (l'altro l'avevo perso a Ginevra), un sacchetto di non ricordo cosa, la coppola nera e Callisto. Beh, attraverso la strada e cerco, tra le mie capienti braccia ricolme di merci, per accorgermi che il mio cappello che, ahimé, non si trova. Appena tornato a Zurigo, dove piove sempre sempre sempre sempre, ho trascinato lei in giro per Bahnhofstrasse e limitrofe per trovare un cappello sostituto. Senza considerare, però, che la città è costosa, il gusto è quello che è e quindi siamo finiti da C&A e mi ha convinto a comprare un cappello in velluto e nonsoché con visiera, piuttosto solido e, come sapete, che resiste bene all'acqua battente delle notti quando devi attraversare a piedi la città. Fiero del mio acquisto, per la cifra di 10 franchi, pari a sei euro e venti, l'ho portato con baldanza ancor maggiore, tra Zurigo e Berna, dove l'altro ieri sono stato con lui a trovare un suo amico. Credevo di aver superato la crisi di rigetto perché per ben due volte, da Starbuck's e al Kornhaus (un posto un po' fighetto dove c'è pure la carta dei sigari) sono tornato indietro a prendere il cappello che mi ero dimenticato sulla sedia o sotto il tavolo. Trovandolo, tra l'altro.

Fino al momento in cui, stamattina, nel mostrare a lui quanto è figa l'università di Zurigo e che i palazzi moderni e funzionali sono, appunto, moderni e funzionali quindi migliori dei palazzi antichi e bui in cui sono soliti mettere le università in paesi del sud europa, ho scoperto di aver fatto cadere da qualche parte il cappello, dannazione. Dopo averlo accompagnato in dipartimento ho provato a fare un giretto in altri negozi, da Jelmoli, a Globus, a Zara ma non solo i prezzi erano inavvicinabili, guardandomi allo specchio mi sentivo sommamente cretino con quei cappelli. Allora ho preso il coraggio di tornare da C&A e riprendere lo stesso identico cappello. Che però non c'era più, mentre se ne trovavano di simili con una visiera lunga una dozzina di metri e con una specie di bozzo sulla cima. Sia chiaro, non sono ancora a questo punto. Rovistando tra visiere e cappelli ne trovo uno che a prima vista mi pare identico. Se non fosse che è tutto tempestato di borchie dorate e che costa cinque franchi di più. No way. Alla fine trovo un sosia superstite del cappello disperso e lo prendo, esausto e incazzato con il mondo e con me stesso, capace di perdere tre cappelli in due mesi, stronzo che non sono altro. Tutto bene, alla fine? Chiaramente no, perché vi ho taciuto un fatto. Il cappello superstite era identico all'altro tranne per un particolare: è di taglia L/XL e voi lo sapete, io sono tecnicamente un microcefalo, quindi ho dovuto strizzare la cordicella dietro per farlo aderire alla mia testa. Devo ancora capire se sembro un fungo (o peggio) o se non si nota. Ecco, facciamo così: se passate da Zurigo in 'sti giorni e mi incrociate, potreste farmi sapere, con gentilezza ed educazione, se sembro ridicolo? Però se passate fatelo presto, non so ancora quanto ci metterò a perderlo…

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DIARI
7 dicembre 2007
Dopo l'ultimo tram

Di notte a Zurigo per le strade girano solo i taxi, eccezion fatta per qualche rara jeep e qualche poco più frequente biposto dei ricchi. Perché bisognerebbe girare di notte a Zurigo, in effetti, visto che domani è giorno festivo e visto che è tutto, tutto già chiuso? Passa qualcuno in bicicletta (ma come faranno a guidare sotto questa pioggia, con questo asfalto così scivoloso, incuranti delle rotaie dei tram?), ci sono degli autisti ZVV che smontano dal turno e ci sono io, che ho perso l'ultimo tram e che sono appena sceso al capolinea notturno del 46, vale a dire troppo lontano da dove mi serve, a Hardplatz. Provo a vedere se l'8 passa ancora ma niente, l'ultimo è partito da quattro dannatissimi minuti e si sa, non è certo una città in cui sperare in ritardi così ingenti. Su quel 46 ero salito 13 minuti prima, in una strada deserta ai confini di Zurigo, dove i tram non vanno avanti più ma l'aria è tutto fuorché popolare. L'autobus più deserto della mia vita, signori, e non perché non ho neanche scorto l'autista e di conseguenza poteva essere uno zoombie o chissà quale essere diabolico sgorgato da un pozzo di fuoco nella notte di san Nicola. In quell'autobus deserto, che percorreva una strada deserta, con la pioggia che cadeva e nessuno, nessunissimo in nessuna, nessunissima direzione, quell'autista annunciava al microfono le stazioni e lo faceva solo per me. Chissà se lo faceva anche prima che salissi.

Ad ogni modo, che si fa? Il taxi non te lo puoi certo permettere, da questo buco di culo in cui sei finito alla tua stanzetta, calda, asciutta e col parquet, e quindi si cammina. Anche se piove e sei molto grato a lei che ti ha convinto a comprare un cappello più solido, ché tua coppoletta abituale sotto questa pioggia leggera ma continua si sarebbe inzuppata peggio di una macina del mulino bianco nel latte del mattino. È bello, tutto sommato, perché non fa freddo e della pioggia quasi non mi accorgo, almeno fino a quando ricopre le lenti degli occhiali di troppe gocce per distinguere la strada. E non mi perdo neppure, io che mi perdo ovunque, perché seguo i binari dei tram e – a costo di allungare la strada – non mi permetto che una deviazione quando sono arcisicuro di non sbagliarmi. Finisco anche in una zona vagamente a luci rosse, una trentina di metri lineari scampati all'asettica normalità zurighese, dove un'insegna promette zozzerie e dove una nigeriana con la giacca a vento e sotto un ombrello tenta di abordarmi, poverina. Scopro che è l'unica città del mondo dove, camminando di notte sotto la pioggia dopo aver perso l'ultimo autobus (mi è capitato ovunque, purtroppo, da Genova a New York a Parigi a Berlino a Ginevra a chissadove) non mi sento minimamente insicuro e la cosa un po' mi scazza, come tutto quello che non dipende dalla mia volontà. Arrivo in Banhofstrasse e lì sto tranquillo perché da qui in avanti la strada la conosco a memoria.  Bürkliplatz e sento le spalle che si stanno inumidendo e inizio a pensare che la giaccavento impermeabile dopo quaranta minuti di pioggia perda il suo aggettivo. Passano solo taxi, di notte a Zurigo, tranne questa biposto guidata da una ragazza con la pelliccia che si ferma e mi lascia attraversare. Sul ponte, il Circo alla sinistra, il lago alla destra, vedo passare un taxi e alzo un braccio, come fossi a New York, e lui si ferma perché è così che si fermano i taxi anche se io i taxi non li prendo mai. Come in tutti i paesi ad immigrazione sostenuta in cui le licenze non sono un modo per limitare la concorrenza, il tassista è africano e mi porta in Hofackestrasse senza allungare di un metro, facendo la strada esatta che laS ha fatto l'altro giorno accompagnandomi in macchina, una strada molto più breve di quella che avrei fatto io seguendo i binari del tram. Arrivo davanti a casa, salgo in camera e mi scrollo di dosso la pellicola d'acqua che mi ricopre.

Domani dormo un po' di più. Ancora un po' di più, intendo.


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5 dicembre 2007
Samichlaus e la mia macLettera a bAbbo nAtale

Oggi è la vigilia di san Nicola in terra elvetica, perché questi stanno con Zwingli, fanno le manifestazioni perché Zurigo e Ginevra non siano sedi vescovili, ma non sanno resistere al fascino del paganesimo e recuperano i santi cattolici appena possibile. Ovviamente questo non si converte in celebrazioni religiose ma nel rito latamente antropofagico di mangiarsi i cosiddetti Grittibänz, degli ometti di pane dolce che sono effettivamente assai buoni. Stanotte Samichlaus ci porterà noci e dolciumi ma mi hanno rassicurato: hanno pure un vigoroso Babbo Natale che porta regali costosi la notte del 24 dicembre.

A proposito di Natale ho alcune notizie da darvi e alcuni suggerimenti da buttarvi lì con nonchalance. Non so se lo ricordate, ma qualche mese fa un badabum immenso mi annunciò che il mio caro portatile che si chiama Dr. Suibhne era caduto per terra. Quando l'ho comprato il commesso mi aveva detto "Questo se prende un colpo resiste, al secondo no" e in parte aveva ragione perché il computer continua a funzionare. L'unico problema è che c'è una linea fissa a metà dello schermo, una specie di orizzonte perpetuo che non dà immenso fastidio ma che comunque ricorda, come la lettera scarlatta, che sono un peccatore che mette i computer portatili in bilico su sedie stracolme di libri essendo, tra l'altro, completamente digiuno di elementi di statica e assai negato nei giochi di equilibrio. Mai riuscito a tenere una scopa su un dito, tanto per capirci. Ad ogni modo, il computer vivacchia ma dà sempre più segni di insofferenza per me. Lo accendo e compare un'aurora boreale, inclino lo schermo e l'immagine scompare per poi riapparire beffarda. Per farvela breve, ho deciso di fidarmi di AN, di credere fermamente che la Finanziaria mi aumenterà la borsa (anche se per l'ultimo anno) e soprattutto ho deciso di cedere al feticismo che vi dicevo ieri e tadan mi sono comprato un macbook biancofigo, che è una sfumatura di bianco, l'unica sfumatura di bianco che tollero perché io odio il bianco. Ad ogni modo, non ne sono ancora in possesso perché mi fiderò anche di AN e dell'approvazione della Finanziaria così com'è, però resto di Genova e allora, approfittando dell'euro che annichilisce le esportazioni di magliette e di altre cianfrusaglie ma stimola le importazioni, me lo sono fatto comprare in America da lui e quindi bisogna aspettare ancora un paio di settimane. Come dicono i tedeschi Die Vorfreude ist die schönste Freude e quindi aspetto con gioia, incurante del fatto che dovrò imparare a gestire un nuovo sistema operativo proprio nel momento critico in cui sto iniziando a scrivere la tesi di dottorato, con le complicazioni aggiuntive del fatto che sarà in inglese e che la tastiera avrà i tasti disposti all'ammericana. Ma è biancofigo quindi chi se ne frega?

I miei acquisti natalizi sommati alla mia permanenza nell'elvetica terra dei prezzi alti faranno sì che, miei cari lettori, non riceverete regali. Forse qualcuno di voi li riceverà, ma saranno regali di basso valore economico ma alta intensità emotiva ma mi scuserete. Per quelli di voi che invece straboccassero di denaro e, soprattutto, volessero farmi dei regali, vi segnalo alcune cose. Ad esempio che mi si sono rotte le cuffie dell'iPod e quella sinistra gracchia che neppure Ciotti. Per un paio di giorni ho usato quelle normali, ma ricordate la colluttazione con la forza pubblica e la conseguente distruzione delle cuffie. Certo, potrei comprarne altre normali ma visto che tra un po' è Natale e io sono feticista ve le dico. Poi vi ricordo, per chi non lo sapesse, che ho un profilo su aNobii e che se cliccate alla voce Lista dei desideri, trovate un elenco di libri che non ho ma che mi piacerebbe avere. La tengo aggiornata e segnalo anche le priorità, sempre perché tra un po' è Natale. E poi vi ricordo anche che ho ripreso un certo interesse per il cinema, saranno le fredde notti solitarie in quel di Zurigo, quindi apprezzo molto i DVD, masterizzati vanno benissimissimo per quelli che sono nella mia situazione. Attenzione ai generi, perché mi rompo le palle tutto il giorno con cose pesantissime quindi tendo ad evitare i film in cui la gente non parla o in cui non succede niente. Jack dice che mi piacciono i film crudi, ed è vero. Aggiungo però anche i noir, i film di spionaggio e i melodrammi degli anni '50.

Infine se quacuno di voi vuole fare un versamento sulla mia postepay nel caso la Finanziaria non sia approvata e dal mese prossimo mi trovi con uno splendido macbook biancofigo ma sotto un ponte di Zurigo mi scriva pure a questo indirizzo, gli darò gli estremi e il mio affetto sempiterno.

CULTURA
4 dicembre 2007
Ovomaltina e l'origine del consumismo

Tormentato dal torcicollo e trafitto da spilli di sonno, sono ritornato alla mia postazione alla Jud. La macchia è sempre là, ma sbiadisce o almeno così a me pare. Hanno cambiato la macchina per il caffè, nella Caffetteria degli studenti, ma poco fa uno diceva che fa ancora più schifo. Io non gli credo perché innanzi tutto prima non faceva tanto schifo, perché chi parlava era italiano e quindi non è attendibile quando parla di caffè e infine perché è una macchinetta Neskafé, che sono notoriamente meglio dell macchinette falso espresso perché almeno non fanno finta di essere caffè vero. Ad ogni modo, il prezzo resta lo stesso (1.10 CHF) ma adesso è possibile anche pagare in euro, benché con cambio strozzino: 1 franco, inserito in quella macchinetta, equivale a settanta centesimi di euro e non a sessanta, come il mercato indica.

La cosa che mi incuriosisce, piuttosto, è la quantità di opzioni in più che la nuova macchinetta offre: non solo Kafee, Espresso, Ristretto, Macchiato, Schokolade, Kafee hell, Cappuccino, Kaffee-Choco, Chokino, Tee Citron c'è addirittura l'Ovomaltina e l'Ovomaltina Creamy. Ma ve lo ricordate l'Ovomaltina? Io non me lo ricordavo fino al secondo in cui ho visto il logo arancione, con la scritta blu e quel sole sullo sfondo e sono finito con i ricordi nella mia cucina, nella casa in cui stavamo fino all'83, in piedi sul rugoso pavimento verde (ma come si fa a comprare le piastrelle verde minestrone i miei non l'hanno ancora saputo spiegare) che guardavo mia nonna e le chiedevo di comprarmi l'Ovomaltina perché la pubblicità di questo tipo che sciava su monti candidi di neve soffice mi faceva impazzire. Credo l'abbia comprato e credo di averlo assaggiato una volta e di aver concluso che faceva schifo, così come ho fatto con l'Orzobimbo e con chissà quante altre cose che la pubblicità mi diceva di comprare.

Credo che sia iniziata lì la mia carriera di feticista che si affeziona agli oggetti e che compra se vede un packaging ben fatto, un logo elegante e pulito. Credo anche che mi berrò un'ovomaltina, prima di tornare a studiare.

DIARI
13 novembre 2007
Il muro bianco. Suibhne scopre l'ennesimo mistero e sfugge alla polizia (forse)

Qualche tempo fa se n'è andata anche la tipa con ilmaglioncino verde, che deve essere bilingue perché parla francese troppo bene,e sono rimasto completamente solo nell'edificio del RoSe. Completamente solovuol dire che davvero, hanno chiuso e mi hanno lasciato qui dentro. Certo, hole chiavi e posso entrare e uscire quando voglio e certo, sono qui mica perscherzare visto che mi sono seduto su 'sta sedia col sedile a strisce alleundici e mi sono alzato solo per mangiare un panino gommoso con la mortadellain saldo da Migros e con delle sottilete che mi son portato dall'Italia.L'ultima frase serve perché mi compatiate. Ah, ora che ci penso ho fatto ancheuna pausa caffè, ma lasciamo stare. In realtà sono stato poco preciso, perchéio non ho le chiavi dell'edificio ma quello della biblioteca e basta. Voi losapete che però io sono investigatore più che filologo e cosa ho fatto nonappena mi sono trovato da solo? Ho iniziato a esplorare gli anfratti piùreconditi e ho scoperto cose interessanti. Intanto non mi ero mai accorto chesopra la parete grande, al piano di sopra, fosse appeso un enorme aratro. Ora,io sono industriale e urbano, a differenza della Svizzera, e non sono sicurosia un aratro. Potrebbe essere un vomere, se solo sapessi cos'è. Vabbé, è questocoso qui

 

Cosa ci faccia in una biblioteca di Romanistica proprio nonne ho idea. Così come non so perché, in un angolo nascosto dove non si siedemai nessuno ci sia questo cubo di kleenex con quel gattino là

 

Ho scoperto anche un'altra cosa, appoggiarsi al muro dicemento bianco bianco (god bless cemento) è sconsigliabile. Io l'ho fatto perperlustrare e ho le mani completamente bianche bianche. A ben pensarci, però,la cosa è sospetta. Chi è che dipinge di bianco una sola parete interna di unabiblioteca di Romanistica? Ora, non vorrei sembrarvi sempre in cerca dimisteri, ma secondo me è un assassino che ha nascosto il cadavere dentro ilmuro, come in Edgard Allan Poe e in Sicilia. La cosa mi stava insospettendoquando sento una porta che si apre un cliclac su per le scale e mi dico"Che palle, di nuovo a rompere…". Illuso.

Spunta un signore con il baschetto blu da poliziotto,vestito da poliziotto, con un manganello da poliziotto e che parla inschwizzero. Mi viene innanzitutto un infarto, poi penso "Ecco, ho scopertotroppe cose e ora l'UBS, Credit Suisse e il governo federale mi voglionomorto", quindi divento rosso e faccio attenzione per capire cosa vuole'sto tipo. Lui sorride, ma io non mi fido. "Buonasera" mi dice, ed iorispondo gentilmente ostentando disinteresse, sorridendo e scrivendo alcomputer. "Lei lavora qui?" Oggesù, penso. "Sono un dottorandostraniero, sto qui qualche mese…" Non sembra convinto e dice quello chetutti i poliziotti dicono, solo che lui fa l'ironico: "Ha un documento damostrarmi?". In un secondo penso Oh cazzo, ho dimenticato il portafoglio,ora mi arresta e mi sbatte in una cella di sicurezza nel Canton Soletta! Poi midico, ma no, il portafoglio ce l'ho e soprattutto le prigioni sono cantonali,mi metterebbero in prigione a Zurigo. "Vuole un documento o le basta latessera studentesca?" "Va bene anche quella" e sorride, ma ionon mi fido. Gli do lo Studentenausweis e mi chiede se ho una chiave per uscire"Natürlich" gli dico e automaticamente mi mordo la lingua e temo diessere stato un po' spaccone. Lui prende la mia tessera e me la agita sotto ilnaso: "Voglio un documento valido!" Puzza di fumo e io sgrano gliocchi, prendo la carta d'identità e gli dico "Perché, non è valido?"e lui "No, vede? E' valido fino al 28.02.06!" Io guardo e capisco chetutti i poliziotti sono almeno un po' tonti: "Ma no, guardi c'è scritto2008, non 2006… non vede poi che c'è 07 in fondo a destra, che vuol dire cheche è di quest'anno". Lui fa "Hummm" e poi "Ok" ma conle sopracciglia aggrottate come un idiota. Apre un suo quadernino e scrive ilmio nome, storpiandolo come farebbe Emilio Fede. "Le auguro una buonaserata" mi dice. Io, ormai, mi sento spavaldo e gli dico"Altrettanto" e mi rimetto a sedere.

Solo in questo istante mi accorgo di aver parlato in tedesco con unoschwizzero. Sono molto fiero di me, soprattutto del fatto che non è arrivatomentre facevo le fotografie all'aratro. O al vomere. O a quello che volete voi.Ad ogni modo sono sicuro che ci siano delle telecamere nascoste, hanno vistoche ho scoperto che là sotto c'è sepolto qualcuno e hanno provato aincastrarmi. Forse questo è venuto solo per mettermi addosso una microspia e daora ogni mia mossa sarà controllata! Oddio, guardate la mia cuffia!



Vi giuroche prima non era così…

Hummm...

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DIARI
10 novembre 2007
Le previsioni del tempo nel portone di casa, ovvero: Wetterbericht

Ieri sera, tornando a casa dal cinema (che costa meno del previsto, vale a dire 13 Fr) ho notato nel portone di casa una pala di legno e un barattolo di sale. Hummm, mi son detto. In effetti, come previsto dall’amministratore e dalla free press zurighese, stamattina ha iniziato a nevicare. Ora sono nel bunker sotterraneo della Jud, vedo le scarpe della gente che cammina velocemente, vedo foglie volteggiare in turbini di vento e vedo la neve che vortica in enormi maelstrom aerei. Non fa abbastanza freddo perché la neve si fermi per terra, non ancora almeno, ma io mi godo il tepore della biblioteca, i piedi caldi grazie alle particolari calze da freddo che mi hanno regalato i miei genitori spaventati per i rigori dell’Europa centrale e mi bevo un litro di nescafé che mi porto tutte le mattine da casa, conservato in uno speciale robo termico Starbuck’s che mi ha regalato lui, per risparmiare il franco e dieci del caffè delle macchinette e perché mi piace l’idea del thermos.

Credo che domani non ci saranno più foglie gialle sugli alberi e inizierà, ufficialmente, l’inverno e il Natale.

 

Oh! You better watch out,
You better not cry,
You better not pout,
I'm telling you why:
Santa Claus is coming to town!


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DIARI
9 novembre 2007
Netopia, mentre fallisce la Swissair
Lo vorrei dire sottovoce, come sono solito fare, ma sono in camera. A Zurigo. Sto bevendo un the. Sto scrivendo un post sul cannocchiale. Nel senso che c'è una debolissima, ma proprio -issima, connessione wifi di qualcuno a cui mi sono attaccato. Tutto è iniziato ieri sera, mentre guardavo Grounding, la docufiction che fece impazzire la Schwizzera o - come dice la copertina del DVD - il lacerante Doku-thriller che svela i retroscena del fallimento della Swissair anche attraverso le vicende umane di qualche personaggio (l'hostess con i sensi di colpa perché lascia il figlio da solo, il cuoco italiano che prepara i pasti nei cestini di viaggio, l'alcolista che cerca di prendere il brevetto di volo - non vi preoccupate, non lo prenderà - e poi Mario Corti, quello che cercava di salvare la baracca mentre i banchieri giocavano con le vite umane, l'orribile Marcel Ospel, presidente dell'USB, e via di seguito...), ecco mentre guardavo 'sta porcata che però vi farò vedere la sera del Rivella Party (che organizzerò non appena tornato in patria) in schwizzero sottotitolato in italiano, ecco, proprio mentre quel bastardo di Ospel si faceva negare al ministro delle finanze per far fallire la Swissair sperando di guadagnarci dei soldi (cosa che poi non avverrà visto che poi siamo arrivati noi e abbiamo rilevato il cadavere di Swissair, sulla pelle della gente ma non di Ospel che continua a fare il presidente dell'USB) ecco, proprio nel momento in cui si vedeva il filmato di repertorio di una manifestazione oceanica di sostegno a Mario Corti, proprio in quel momento ho sentito pli-plin e si è aperto GMail. Oh bella... ho finito di vedere il film, che finisce proprio malissimo per tutti i personaggi, compreso il cuoco italiano che litiga col figlio che cerca di spiegargli le meraviglie della razionalizzazione economica, e mi sono accorto che per qualche istante il computer si era riuscito a collegare a internet e a scaricare la posta. E' stato solo un attimo, infatti non sono riuscito a leggere niente e sono rimasto con quella frustrazione di chi ha fallito per un'inezia.
Stamattina, mentre mi facevo la doccia, cantavo Mourir sur scène e mi è venuto un dubbio sul testo, quindi tornato in camera ho acceso il portatile e iTunes ed è lì che ho notato un computerino che lampeggiava in basso a destra, sulla barra degli strumenti. Ma stai a vedere che...

Beh, Netopia in questo istante è connessa ad internet... ed io pure... wow...

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DIARI
8 novembre 2007
L'autunno zurighese e il sussidiario

Vi ricordate le mattinate a scuola, alle elementari? Sono sicuro che a volte saranno state noiose, pesanti o difficili ma ne ho soltanto ricordi piacevoli e divertenti. Certo, quando la maestra faceva i dettati era una palla, quando ci faceva fare le verifiche sulle copiette (ma esistono sempre le copiette?) con tanto di cornicette, sarò stato un po’ impaurito ma tutto sommato io a scuola mi divertivo. Mi piacevano, soprattutto, i passaggi di stagione che all’epoca saranno stati su per giù come ora se non fosse che erano scanditi dal libro di lettura e non dagli allarmi dei tg. Verso ottobre iniziavano le letture sull’autunno, sulle castagne, sul mosto e sulle foglie gialle e rosse, era il periodo in cui si disegnavano i ricci di castagna e in cui abbiamo imparato che la castagna è il seme mentre il riccio è il frutto, se non ricordo male. Era anche il periodo in cui incollavamo le foglie gialle sugli album da disegno, quelli formato A4 con una grande scritta A4 in blu sulla copertina bianca. Poi a dicembre c’era la doppietta arriva l’inverno, con le letture sui passerotti infreddoliti, sulla neve e i bambini che la spalavano, sui pupazzi con le carote al posto del naso e gli alberi sempreverde, e arriva il Natale, che si esplicitava in letture religiose e dettati sulla tradizione dell’abete ed era anche il periodo in cui la maestra ci faceva fare il regalo per i genitori, vale a dire un angioletto di gesso o qualcosa di simile.

E poi la festa del papà, Pasqua e la primavera (la pipa in gesso, le ovette dipinte, i fiori di ciliegio) e il 25 aprile, la festa della mamma e l’estate (Bella Ciao, i cuori rossi di feltro e il libro delle vacanze).

Adesso non vado più alle elementari e, come mi sono accorto con dolore qualche tempo fa, le stagioni sono scandite dalle pubblicità in TV o le vetrine dei negozi. Però qui a Zurigo mi sembra di vivere per la prima volta un autunno da libro delle elementari perché, intendiamoci, le stagioni di Genova non sono mai state sincronizzate con quelle del sussidiario o del libro di lettura, la neve non si vede mai e gli alberi… ci sono alberi?
Invece qui è tutto come nelle fotografie e nei disegni di quel libro di metà anni '80: gli alberi sono frondosi, gialli e rossi, come in Turgovia, ci sono uomini rubizzi che con delle scope di saggina spazzano le foglie cadute e le buttano in cestini di metallo con le rotelle, la gente si stringe nelle sciarpe (soprattutto se è abituata a climi più miti) e agli angoli delle strade ci sono capannelli di persone che comprano un cartoccio di caldarroste o, come dicono qui, Heissi Marroni.

A Zurigo le stagioni si vedono, a quanto pare.

DIARI
3 novembre 2007
La clessidra
Io non ho mai capito come fanno quelli che devono disinnescare le bombe. Quando stanno lì, vedono il cronometro con i numeri digitali in rosso che diminuiscono ad una velocità incredibile, hanno una goccia di sudore in favore di camera e poi zac, tagliano il cavo giusto.
Io quando ho poco tempo non do mai il meglio di me, gli ultimi sencondi sono per me atroci. Anche a scuola, quando dovevo finire lo studio di funzioni e malauguratamene guardavo l'orologio (allora ancora portavo orologi) entravo nel panico: "Cazzo, ci sono solo dieci minuti? e che vado avanti a fare" e mi bloccavo. E lo stesso mi capita a Tabù o a Pictionary, ogni qual volta mi cade l'occhio sulla clessidra.
Oggi sono stato al RoSe per mettere a posto un po' le idee e per sfruttare il fatto che anche di sabato posso usare la biblioteca. Speravo non ci fosse nessuno invece ho trovato una dottoranda ospite di Napoli che ho conosciuto la settimana scorsa e una tipa che stava in zona linguistica. In realtà volevo anche sfruttare la connessione della Jud ma - ta dan! - il computer non andava. La teutolinguista mi ha fatto un discorsetto in tedesco cercando solidarietà visto che neppure lei riusciva a controllare la mail. Io l'ho capita e ho provato a riavviare il computer, valutando che lei non deve essere schwizzera perché 1) mi ha rivolto la parola; 2) l'ho capita. Ad ogni modo niente, il computer non si connetteva.
Ho messo a posto un po' di idee per la tesi e poi sono andato all'edificio centrale per provare a sfruttare il wifi ma niente, quello di sabato è chiuso.
Ora vi scrivo da uno Starbucks a Krusplatz (o Klusplatz, non mi ricordo) ma ho soltanto 30 minuti. Anzi li avevo, ora ne ho di certo meno. Che ansia, dio santo! non posso raccontarvi del fatto che casa mia (la casa dellaS, in realtà) è diventata un albergo, che ieri sera c'era un tipo in salotto che ho scoperto essere attore di teatro milanese e che dorme pure lui dallaS, che ho già ricevuto lo Studentenausweis e che ho una faccia tremenda.
Ve lo racconterò lunedì, ora vado a casa a prepararmi perché sono stato invitato ad una cena in un posto che non ho ancora capito dove è. Essendo in Schwizzera, va da sé, l'appuntamento è praticamente pomeridiano: ore 19.
Buona domenica, intanto.

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DIARI
2 novembre 2007
Humphrey Bogart e un panino con la cioccolata
E' già passata una settimana, l'avreste detto? Tra un'ora e mezza salgo su questo treno (sì, sempre lo stesso... ve lo ripeto perché spero sempre di vedere stuoli di voi ai lati del convoglio che salutano come al passaggio del re d'Italia, del presidente della Tunisia o di John Kennedy) e torno a Züri. C'è di buono che è venerdì, quindi nessuna persona dotata di senno sale in Svizzera per il fine settimana ergo: il treno sarà deserto e non corro questi rischi (né questi).
Stamattina ho fatto le ultime cose, ho riempito la valigia di pesto, sugo e tante altre vivande patriottiche, ho infilato negli anfratti più inconfessabili della mia valigia dei libri che non leggerò e ho masterizzato un paio di film. Anzi, ne ho masterizzati quattro: il Mistero del falco, perché io - lo sapete - vorrei essere Humphrey Bogart; Madame X, non ne so niente, se non che non è un film porno e che pare sia immensamente melodrammatico; il Rocky Horror Picture Show, perché se ne parlava tanto domenica scorsa e allora mi è venuta voglia di rivederlo nel posto meno transylvano del mondo conosciuto; e Pane e cioccolata. Ed è inutile dirvi perché.

Ah, devo ancora raccontarvi della Rivella, devo ancora scrivervi l'Io ti darò di più di ottobre! Vabbé, tanto sei ore son lunghe...
DIARI
26 ottobre 2007
Neue Zürcher Zeitung ed emigrazione
Stamattina, lo sapete, alle 11:09 avevo il treno dal binario 5 della stazione di Zurigo. Ho comprato una bottiglia di Rivella, il Neue Zürcher Zeitung e sono salito al mio posto, il numero 15 della carrozza 315. Voi capite, i viaggi di questo genere, sopratutto il venerdì, sono popolati da emigranti ciarlieri e il NZZ serve per difendersi. Mai come oggi il NZZ mi ha salvato.
Salgo e mi siedo al mio posto, davanti a me un ragazzo che ho scoperto ticinese nel giro di qualche minuti (sono un ottimo osservatore di portafogli e noto una bandiera rossocrociata a chilometri, ormai), a lato una signora alemanna, a fianco a me una ragazza americana e in diagonale la peggiore delle disdette, il settantenne palermitano che torna a casa con le valige vuote perché deve riempirle di olio, salumi e altri alimenti. Intendiamoci, quando tornerò su la settimana prossima anche io avrò le valige piene di cibo patriottico. Inoltre stimo molto il fatto che lavorino lontano da casa eccetera eccetera. Però non tollero il fatto che vogliano parlare con me, mi raccontino di quanto siano buone le olive di casa loro e di quanto ci si metta in macchina da Termini Imerese a non so più dove. Soprattutto se hanno i capelli imbrillantinati come in poliziottesco anni Settanta.
Ad ogni modo, mai NZZ fu più provvidenziale. Tricerato dietro l'inchiesta fotografica "Tra Russia e Cina" nessuno ha osato rivolgermi la parola e il signore di Palermo ha attaccato il povero ticinese. Fino a Arth-Goldau l'ha tempestato di frasi assurde sull'utilità del treno, quindi il ragazzo - che rispondeva a monosillabi ma con cortesia - si è messo le cuffie dell'iPod, ha appoggiato la testa e ha provato a dormire. Solo che ogni venti minuti il signore lo svegliava con domande che ho memorizzato per voi: 1) ma dormi?; 2) ma dormi con la musica?; 3) ma come fai a dormire con la musica?; 4) tu dormi con la musica ma io dormo con la televisione, che non è tecnicamente una domanda ma fa incazzare, e soprattutto 5) Passaporto! guarda che tra un po' ti chiedono il passaporto!
Giunti a Milano - io non avevo ancora pronunciato una parola, tranne forse un danke con k aspiratissima al controllore - il signore scende. Ed è in quel momento che ho capito l'importanza del NZZ, perché il ragazzo mi guarda, socchiude gli occhi e mi dice: "Bastardo"

Poi abbiamo fatto amicizia però, eh...


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