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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
6 agosto 2008
La maglietta con le palme, mentre saluto la BnF

Ho appena deciso che oggi è l'ultimo giorno di BnF, tra poco vado a fare un giro da Giber Joseph, leggo un po' al Luxembourg (voglio finire questo prima di atterrare a Genova, sabato alle 16) e cerco un cartone per la strada. Poi domani faccio il pacco, vado alla posta, passeggio e mi godo il bel tempo, venerdì faccio le valige e poi vedremo. Attualmente il mio unico problema è contattare la padrona di casa, visto che non mi risponde alla mail e ho perso il suo numero di telefono quando mi è morto il cellulare. Perché voi non lo sapete, ma sabato il mio cellulare ha deciso di non funzionare più e soltanto perché l'ho appoggiato su un mobiletto vicino alla doccia e non mi sono accorto che il getto d'acqua lo colpiva in pieno. In pratica pare che un cellulare immerso nell'acqua dopo un po' non funzioni... cose dell'altro mondo... ad ogni modo, credo che non racconterò al tecnico Vodafone che mi sostituirà l'apparecchio in garanzia le particolari condizioni nelle quali ha smesso di funzionare.

Ad ogni modo, ho deciso pochi minuti fa che questo è l'ultimo giorno di BnF e chissà se e quando tornerò: ho deciso che iniziano le vacanze. Anche se a ben pensarci, forse, l'ho deciso inconsciamente stamattina, quando mi sono messo infradito e una maglietta con le palme.

VIAGGI
16 agosto 2007
L'eternauta a Lisbona. Via Ipanema e una grigliata, però

La maggior parte di voi sarà ovunque fuorché a casa, io no. Per la prima volta da che io mi ricordi e quindi – visto che mi ricordo tutto – per la prima volta in assoluto, ho passato il Ferragosto a Genova. L’anno scorso ero con lei su un solarium ad Aci Castello, sullo Ionio, a prendere il sole, leggere Mordechai Richler ed ascoltare – con un orecchio – l’iPod. L’anno prima ero in Spagna, sempre con lei, anche se non ricordo bene dove. Nel 2004 ero a New York, ancora con lei, ma non ci sembrava Ferragosto, visto che pioveva e in America non sanno che cosa sia, Ferragosto. Nel 2003 ero in campagna, credo, come facevo da bambino con tutti gli altri che erano bambini quando lo ero io. Anche nel 2002, mi sa. Nel 2001 ero con lui a Praga, nel 2000 di nuovo in campagna e forse, se si risale indietro fino al 1979, sono sempre stato in campagna a Ferragosto.

Questo excursus assolutamente irrilevante per dirvi che ieri, per la prima volta, mi sono accorto che non c’è nulla di più pauroso e spaventevole che affacciarsi alla finestra il 15 agosto a Genova. Non una macchina in giro, nessuno cammina per strada, tutte le tapparelle abbassate. La prima cosa che pensi, prima di accendere la televisione per essere rassicurato, è che ci sia stata un’esplosione nucleare e che tu, per qualche arcano motivo, sei stato risparmiato, come Harry Belafonte in The World, the Flesh and the Devil o come l’Eternauta che leggevo tempo fa (e che fareste bene a leggere, se non l’avete fatto).

Niente esplosione nucleare, come ben sapete. Neppure in Corea del Nord o in Iran, ho controllato sulla CNN. La sera, invece, grigliata e festa in un meraviglioso giardino. Ho scoperto che le costine di maiale, anche se grondano grasso, non sono automaticamente disgustose. Ho scoperto, soprattutto, dei preziosi alleati contro la carne grondantesangue, cosa che io trovo deprecabile e anche un po’ ferina. In campagna tutti mi guardavano con compassione quando chiedevo, supplicante come un Oliver Twist che ne chiede ancora, di cuocere ancora un po’ la salsiccia che mi sbattevano nel piatto che ancora si muoveva. Io provavo a spiegare che l’uomo si è evoluto quando ha iniziato a cuocere la carne, non prima, ma ricevevo solo compassione. Ieri, invece, solidarietà generale e salsiccia ben cotta, cosa di grande soddisfazione.

Il finale della serata, tra piatti rotti da qualcuno, lumini rotti da qualcuna e invasioni di formiche, è stato brasiliano, con Jobim al piano, bossa nova strisciante ed io che riscopro per la millesima volta quanto mi piace il portoghese quando noto, ancora una volta, che

Moça do corpo dourado, do sol de Ipanema
O seu balançado é mais que un poema
é a coisa mais linda
que eu já vi passar...

è immensamente meglio di

When she walks, she’s like a samba
That swings so cool and sways so gentle
That when she passes,
each one she passes goes – ooh

e che se penso a Vinícius de Moraes ho la conferma di quanto Mogol sia sopravvalutato. Ad ogni modo, ottimo ferragosto cittadino che mi ha stimolato la voglia di portoghese e, visto che il Brasile è troppo lontano e costa troppo, di Portogallo. Sapete che vi dico? Io quasi quasi, a inizio ottobre prima di partire per Zurigo, vado quattro giorni a Lisbona, forse cinque. Qualcuno viene con me? Scrivetemi una mail, se qualcuno di voi ne ha voglia, dico sul serio.

Ora finisco Kundera e inizio Saramago, ascoltando i Madredeus. Pensateci.

Que outra cidade, levantada sobre o mar
A beira-rio acabou por se elevar
Entre dois braços de água
Um de sal outro de nada
Agua doce água salgada
Aguas que abraçam Lisboa
É em Lisboa que o Tejo Chega ao mar
É em Lisboa que o mar azul recebe o rio
É essa brisa que no faz
Promessas de viagem
Brisa fresca que reclama
Nas nossas almas ausentes
Saudade, cidade
Do sal do mar
Moro em Lisboa
E entrei, pequei
Saudade, cidade
Do sal do mar
Moro em Lisboa
E entrei, peguei
Moro em Lisboa
Entrei, pequei...

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