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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
8 luglio 2009
Ti odio e poi ti amo e poi ti odio e poi ti amo e poi: Suibhne e la burocrazia transalpina

Il mio rapporto con lo stato francese, nella figura del municipio di Parigi, sta iniziando sulle note delle reciproca diffidenza. Diciamoci la verità, siamo un po' simili, noi e l'amministrazione di laggiù: crediamo che il mondo sia stato creato per darci fastidio, ci consideriamo la miglior scelta possibile e proviamo un istintivo fastidio quando qualcuno ci rivolge la parola. Inoltre, come scoprirete presto, non amiamo rispondere alle mail. 

Ricorderete i problemi che avevano caratterizzato la domanda che mi porterà a Parigi tra un mese e mezzo, non sapete tutto quello che è successo dopo. Qualche giorno prima della pubblicazione delle graduatorie, mi arriva una mail lapidaria di una incaricata della mairie che si chiama come la strega cattiva dei Masters: manca un documento, monsieur, e se non ce lo invia entro pochissime ore la sua domanda sarà cassata. Brutalmente cassata, dico io. Nel panico chiamo Siena, dove una pigra dipendente fa il suo lavoro con solerzia e nel giro di poco mi arriva il documento che traduco e rinvio alla strega cattiva, la quale non mi risponde.

Niente, pare scomparsa e non risponde alle mail. Cerco in rete il numero di telefono, che non esiste, chiamo il ministero della ricerca che mi insulta e dice che ho sbagliato numero. Niente.


La strega cattiva rispunta fuori a metà giugno, per darmi - senza alcun commento che non fosse felicitations - la notizia che ormai sapete e che pacifica l'inquietudine da Et maintenant que vais-je faire? Aggiunge solo una frase che appare normale a tutti ma che angoscia il sottoscritto: è necessario confermare che accettate la borsa ENTRO pochissimi giorni e dovete farlo sia voi che il vostro département d'accueil. Io rispondo grato, immantinente, scrivo alla professoressa per darle la notizia e invitarla a scrivere e lei mi risponde che è felicissssssima dall'idea di lavorare con me e che aspetta a settembre il mio dossier de recherche. Dalla strega cattiva niente. Neanche un "ah, bravo... grazie per la mail". Niente.


Voi capite, io mi sono agitato. Ho riletto cinque volte la mail e ho scoperto che, come per miracolo, era comparso un numero di telefono, sotto la firma della strega cattiva. Che avreste fatto voi? io ho chiamato, da ansioso. Ecco com'è andata la telefonata:


Suibhne: Sì, buongiorno... vorrei parlare con La Strega Cattiva

Strega Cattiva: Sono proprio io

Suibhne: Buongiorno, sono il dottor Suibhne, la chiamo dall'Italia, bla bla bla, volevo sapere se ha ricevuto la mia conferma visto che...

Strega Cattiva: Ecoutez, monsieur, lo sapete quanto lavoro ho da fare io? nella mail che vi ho spedito c'era scritto che l'avremmo contattata noi e allora perché chiama? mica posso rispondere a settanta persone, sapete? Come vi chiamate?

Suibhne: No, no, ma capisco... Suibhne...

Strega Cattiva: Sì, sì, non vi agitate... ho qui la sua conferma, anche quella della professoressa di cui storpia il nome... va tutto bene

Suibhne: Grazie, mi scusi, arrivederci...

Strega Cattiva: Sì.


Capito, la stronza? Un paio di giorni dopo mi arriva una mail che mi comunica che con la Strega Cattiva non avrò mai più niente a che fare e che sono stato sbolognato al BACE, che è un Ufficio comunale per l'accoglienza dei ricercatori stranieri. Pensate al vostro comune. Pensate a un ufficio per l'accoglienza dei ricercatori stranieri. Sembra strano, eh? Ad ogni modo, mi sbolognano a una persona che mi scrive pochissimo tempo dopo per presentarsi e per chiedermi se ho bisogno di qualcosa. Non me lo chiede, però, come Vito Corleone ma come una persona pagata per darmi una mano e io le (dopo lunghi studi filologici sul suo nome di battesimo, ho scoperto che è femmina solo perché si firma M.lle, cosa che la qualifica, ai miei occhi, come una anziana signora dedita al suo lavoro e che non si è mai sposata, chissà perché) sono grato. Mi serve una casa, una assicurazione, un conto in banca? ci pensa lei, che mi ricorda anche di portare il biglietto dell'aereo perché me lo rimborserà! Le ho risposto che è molto gentile e che la ringrazio e che in effetti vorrei sapere questo questo questo. 


Niente, nessuna risposta. 


Oggi, però, ho ricevuto una mail da M.lle. Dice che va in vacanza dal 25 luglio al 15 agosto e mi saluta. Ora, come faccio a dirle che voglio informazioni, non diventare suo amico e tantomeno tramutarla in Mme?

20 dicembre 2008
Alta velocità e le dita dei piedi di Messner

Credo che questo sia il post più scomodo che in questi cinque anni vi ho scritto. Non scomodo nel senso che darebbe a questo termine Marzullo parlando del testo di «Babbo Natale non c'è» di Giggi D'Alessio ma nel senso di uno che sta seduto sui gradini di moquettina lisa di un treno Alta Velocità tra Firenze Santa Maria Novella e Roma Termini, con i piedi gelati dagli spifferi, il mac sulle cosce accavallate e una certa disistima per le Ferrovie dello Stato. Oggi pomeriggio ero a Firenze a parlare della mia tesi con la mia splendida professoressa che ha - oltre a un posto da associata - pure l'iPod. Discutiamo della mia tesi, dei prossimi 63 giorni, del futuro della ricerca in Italia, dei francesi (male, dei francesi) e poi mi lascia a leggere un libro sulle enumerazioni in una stanza anni Settanta ineunti dell'Università degli Studi di Firenze in piazza Brunelleschi che non riconoscevo perché io a Brunelleschi se fossi sindaco intitolerei una piazza un po' più dignitosa. Ad ogni modo, finita la lettura, fotocopiate le pagine che mi interessavano, inizio a trotterellare come un turista con un trolley roboante e uno zaino assai pesante verso Firenze Santa Maria Novella (è festa / per lui che va / per lei che resta). Vado alle macchinette faccio il biglietto intercity ché l'Alta Velocità costa troppo e scopro, dopo aver pagato, che posso anche pulirmici il culo, perché alle 16.08 - ora in cui è stato stampato il biglietto - il treno che mi avrebbe dovuto portare a Rifredi era già partito. Odiando le Ferrovie provo a cambiare la prenotazione alle macchinette, ma non si può, vado all'assistenza clienti che mi dice di andare in biglietteria dove c'è una coda sconfinata, arrivo alle 16.42, in tempo - credo io- per farmi fare un biglietto per l'intercity dele 16.49 ma invece è pieno e quindi posso scegliere tra l'Alta Velocità delle 17.33 che arriva alle 19.10 oppure l'intercity delle 17.55 che arriva alle 20.40. Io non ho voglia di arrivare alle nove meno venti e quindi dico Sticazzi e pago i sedici (SEDICI) euro di differenza per un biglietto "Però guardi che sono esauriti i posti a sedere" mi dice il bigliettaro che non ne può niente, mi dà il biglietto e mi fa incazzare. Ecco perché son per terra al freddo e al ge-e-elo. Visto che mi piace darmi un tono, sto lavorando. Cioè, stavo lavorando prima di iniziare a scrivere il post. Visto che son solo, in 'sto pianerottolo moquettato, mi son comportato come a casa mia o sulla mia scrivania e ho cosparso una porzione di pavimento con fotocopie di articoli in francese perché la gente mi consideri strano ma stimabile. Attualmente ho ottenuto due occhiate interrogative da un partenopeofono e una lunga sosta di un signore d'età che mi guardava come si guarda uno scavo per la metropolitana. Nel frattempo non sento le dita dei piedi, mi fa male la schiena e sento un odore di mortadella che non so da dove possa provenire e che forse mi sto sognando.


Tra mezzora, però, arrivo e stasera vado a magnà a li castelli. Ci sentiamo da lì, forse.







Nel frattempo ho mangiato a li castelli e son pieno come un uovo pieno. Domani vado a Napoli. E sarà la mia prima volta.

18 giugno 2008
Due calzini

Inquieto (e non solo per la performance che stavo affrontando), con due chiazze di pomodoro sui pantaloni (bisogna sempre portarsi un cambio, ma non lo imparo mai), con i calzini rossi e neri che stonavano con i jeans grigi e la camicia marrone, in mezzo a sciami di zanzare (la Lombardia è l'unico posto al mondo in cui le zanzare mi mordono), con un tempo di merda, i pizzoccheri sullo stomaco (non ho mai digerito i pizzoccheri, mai nella mia vita), una nauseuccia di fondo che mi accompagna da qualche giorno (e che ho ancora, mi sa, e i pizzoccheri non c'entrano, no, e neppure i due caffè), stanco, stanco morto, ma soprattutto con quei calzini là, ecco in tutto 'sto casino e con le fotocopie mal fatte, con un refuso orribile e una pagina staltata, ecco, ho fatto la lezione.


E pare sia andata bene, anche se mi sa che è vero che non sarò mai molto professionale. Domani vado a pranzo con lui, che mi fa sempre ridere molto, a discutere di progetti televisivi.


Ah, e i francesi...

CULTURA
15 giugno 2008
Performance
Ho imposto a mia madre la prova generale della lezione che devo performare martedì davanti ai miei colleghi che non avranno voglia di ascoltarmi, davanti a qualche professore assopito e davanti a un paio di professoresse che mi piace immaginare trepidanti. Io ho sempre sperato che la prima lezione che avrei fatto in una aula universitaria sarebbe stata simile a quella dell'inizio di non ricordo quale Indiana Jones: studenti estasiati e una ragazza in prima fila con I LOVE YOU sulle palpebre.

In realtà il mio principale impegno sarà di non parlare troppo velocemente e la mia maggiore preoccupazione saranno le citazioni in francese antico. E' un dramma, voi non ve lo immaginate neppure... Ora che ci penso, quella di martedì non sarà la mia prima lezione in una aula universitaria, al terzo anno io e un mio amico avevamo fatto una lezione di storia del pensiero scientifico il cui finale un po' ricordava Indiana Jones... ma sono in ritardo, ve lo racconto quando torno, se no lui, lei e gli altri si lamentano che li faccio aspettare...
CULTURA
4 dicembre 2007
Ovomaltina e l'origine del consumismo

Tormentato dal torcicollo e trafitto da spilli di sonno, sono ritornato alla mia postazione alla Jud. La macchia è sempre là, ma sbiadisce o almeno così a me pare. Hanno cambiato la macchina per il caffè, nella Caffetteria degli studenti, ma poco fa uno diceva che fa ancora più schifo. Io non gli credo perché innanzi tutto prima non faceva tanto schifo, perché chi parlava era italiano e quindi non è attendibile quando parla di caffè e infine perché è una macchinetta Neskafé, che sono notoriamente meglio dell macchinette falso espresso perché almeno non fanno finta di essere caffè vero. Ad ogni modo, il prezzo resta lo stesso (1.10 CHF) ma adesso è possibile anche pagare in euro, benché con cambio strozzino: 1 franco, inserito in quella macchinetta, equivale a settanta centesimi di euro e non a sessanta, come il mercato indica.

La cosa che mi incuriosisce, piuttosto, è la quantità di opzioni in più che la nuova macchinetta offre: non solo Kafee, Espresso, Ristretto, Macchiato, Schokolade, Kafee hell, Cappuccino, Kaffee-Choco, Chokino, Tee Citron c'è addirittura l'Ovomaltina e l'Ovomaltina Creamy. Ma ve lo ricordate l'Ovomaltina? Io non me lo ricordavo fino al secondo in cui ho visto il logo arancione, con la scritta blu e quel sole sullo sfondo e sono finito con i ricordi nella mia cucina, nella casa in cui stavamo fino all'83, in piedi sul rugoso pavimento verde (ma come si fa a comprare le piastrelle verde minestrone i miei non l'hanno ancora saputo spiegare) che guardavo mia nonna e le chiedevo di comprarmi l'Ovomaltina perché la pubblicità di questo tipo che sciava su monti candidi di neve soffice mi faceva impazzire. Credo l'abbia comprato e credo di averlo assaggiato una volta e di aver concluso che faceva schifo, così come ho fatto con l'Orzobimbo e con chissà quante altre cose che la pubblicità mi diceva di comprare.

Credo che sia iniziata lì la mia carriera di feticista che si affeziona agli oggetti e che compra se vede un packaging ben fatto, un logo elegante e pulito. Credo anche che mi berrò un'ovomaltina, prima di tornare a studiare.

DIARI
26 novembre 2007
L'acqua e il sapone di lunedì mattina
Nella mia idea di mondo che, lo so, a volte può apparire un po' semplificata, l'acqua è acqua. Si vabbé, possono esserci delle altre sostanze sciolte dentro, se ho ben capito, come nell'acqua Panna o nelle acque minerali che ti vendono assai care, ma alla fine sempre acqua è.
Ora, come è possibile che in questo lunedì mattina di Siena, che già mi sembra freddo, con una nebbiolina che inviterebbe a dormire, poco prima dell'esame di passaggio d'anno, come è possibile, dicevo, che l'acqua non sciacqui? ci ho messo un'eternità a togliermi il sapone dalla faccia e ancora adesso non mi sembra se ne sia andato del tutto. Può l'acqua non sciacquare?

Ad ogni modo, c'è qualcosa di profondamente ingiusto nel lunedì mattina. Soprattutto in questo.

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permalink | inviato da suibhne il 26/11/2007 alle 8:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa
20 novembre 2007
Quando gmail ti abbandona. E un consiglio poliziesco.

Voi sapete che io apprezzo molto gMail, capace di bloccare tutto il phishing Poste Italiane e banche varie nonché tutto lo spam "Enlarge your penis", "Viagra for free" e "Hai vinto la lotteria". Solo che gMail a volte è stronzo ed è da ieri che non mi scarica più la posta. La situazione, capite bene, non è senza conseguenze soprattutto perché per ieri – lunedì 19 novembre, compleanno di mia sorella alla quale devo tra le altre cose trovare un regalo entro giovedì sera, considerando che a Zurigo tutto è caro e quel che non è caro è molto, molto brutto – attendevo la mail della mia venerata professoressa che doveva dirmi se il capitolo che le ho mandato (va bene, il pezzo di capitolo che le ho mandato) era splendido e apriva nuove prospettive per la disciplina oppure faceva cagare e sarebbe stato meglio per il sottoscritto fare il plombier, cosa che tra l'altro non credo potrei mai fare, avendo io dei problemi anche a chiudere le caffettiere moka.

L'attesa, nella giornata di domenica, era stata piuttosto trepidante. Mi ero alzato a mezzogiorno e avevo usufruito del pranzo familiare e domenicale dellaS con la figlia, il figlio, i rispettivi compagni e la nonna, una simpatica signora aus Tessin. Abbiamo mangiato cerbiatto con le castagne e le mele (al primo che commenta dicendo "Poveri cerbiatti" segnalo che 1) no e 2) lui ha mangiato foche e balene, che sono in via di estinzione come ricorda Lica Colò con una certa ossessione), io ho difeso la mia Patria (perché solo io posso parlare male della mia Patria, non certo ticino-zurighese ricco e che vota i partiti borghesi) e poi sono uscito a fare un giro. Ecco, è iniziata lì la vibrante inquietudine che mi coglie quando aspetto il giudizio altrui. Ad ogni modo, l'inquietudine di fondo si è tramutata in incubo: non ricordo bene chi mi visitava i denti, vedeva una macchiolina sull'incisivo superiore sinistro, dava un colpetto di martellino e mi cadeva il dente, lungo come una zanna di tricheco, e rimanevo con un buco in bocca. Io sogno spesso che mi cadano i denti, o di perderli in qualche modo, quando sono agitato.

Ad ogni modo, lunedì mattina entro in biblioteca sentendo C'era una volta in America nelle orecchie, apro gmail e… neanche una mail. Possibile? Controllo su libero e lì le mail c'erano. Hummm. In un secondo capisco, maledico google e la sorte, leggo l'avvenimento come un segno del destino, come gmail che tenta di proteggermi da una notizia che mi avrebbe distrutto. Scrivo alla professoressa dall'account dell'università di Zurigo (perché ho un fascinosissimo indirizzo @acces.uzh.ch) dicendole di rispondermi lì. Niente. Passano le ore. Niente.

Verso le sette arrivo a casa e chiedo allaS di poter controllare le mail sul suo computer. Niente.

Non ho saputo interpretare la situazione e mi son buttato sul letto alle 9 a finire questo libro, il che mi ha inquietato ma per fiction, cosa che risulta piuttosto catartica visto che stanotte ho sognato lei, ma non ricordo come, e ho dormito abbastanza bene.

Stamattina entro in biblioteca e, con cappotto e sciarpa, controllo la posta. Nelle orecchie, questa volta, Wagner. GMail continua a non funzionare ma sull'account UniZuri c'è la mail. Il succo è che va bene ma sarebbe bene che aggiungessi un paragrafo introduttivo secondo questo e quest'altro e mi consiglia di "procedere in modo più poliziesco".

Testuale, più poliziesco.

Ora, io non so bene cosa intenda. Non so se per poliziesco lei intende un po' più hard boiled, come qui. O più Sherlock, come qui, ma non credo perché in quel caso avrebbe detto "proceda in modo più detective story". Magari vuole che proceda in modo più misterioso, che faccia crescere la suspance, come qui. Una specie di tesi Twilight Zone. O magari vuole un po' di ironia hitchcockiana, ma no, perché in quel caso non avrebbe tirato fuori la polizia. O forse vuole che parli di Jean Bodel come dell'ispettore Callaghan, scriva fottuto ogni due parole e che parli di scazzottate e inseguimenti. Non so cosa intenda, davvero. Però se vuole più mistero, più giallo, più detective, sfonda una porta aperta. Resta da capire cosa c'entra tutto questo col Medioevo francese, ma si tratta di essere pionieri, no?

Oddio, magari lei legge il blog e mi ha preso in giro per il mio incontro col poliziotto!

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SOCIETA'
13 settembre 2007
Il cappuccino e l'autunno

Ti accorgi che arriva l'autunno, in questo asfittico ateneo del Nord Ovest, quando vedi nell'atrio della facoltà ragazzi e ragazze che sono troppo biondi, troppo alti e troppo poco pretenziosi per essere matricole di lettere. Sono gli studenti erasmus che, di questa stagione, seguono i corsi di lingua italiana.
Poco fa, visto che una telefonata ha interrotto il mio lavoro, sono sceso al piano terra per prendere un caffé e sono passato davanti a un'aula in cui si teneva una delle lezioni che preferisco, nello studio delle lingue: Mangiare e Bere. Non so chi fosse l'insegnante ma ho sentito una frase che scandiva con vigore marziale e senza possibilità di scampo:

Il cappuccino si beve solo a colazione, capito?


e ho capito quale era il suo scopo: far sì che i ragazzi stranieri in Italia evitassero di essere additati e irrisi dagli italiani per le loro bislacche abitudini.


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LAVORO
11 settembre 2007
Uno sguardo obliquo
Quando si fanno i concorsi per distribuire gli assegni di ricerca nelle università italiane, oltre alle prove solite (valutazione dei titoli, dell'eventuale esame e di altre cose che non vanno dette) bisognerebbe prevedere anche una prova di fotocopie.

La fotocopiatrice è uno strumento semplice semplice: se tu appoggi un foglio A sul vetro e schiacci l'unico tasto colorato, si accende una luce forte forte (che è meglio non guardare) e quindi esce un foglio caldo B su cui è riprodotto fedelmente - oh miracolo - il contenuto che era scritto su A. Ora, se si capisce questo è praticamente impossibile non riuscire a fare le fotocopie, eppure c'è una larga fetta di persone che non ci riesce. Non so se sia il timore un po' vintage di una rivolta delle macchine oppure se si tratti di demenza, fatto sta che stamattina mi è stato quasi impossibile fare quello che dovevo. Mentre mi baloccavo con un meraviglioso trattato mediolatino per capire con che cosa dovessi ungere il corpo di un malato di lebbra qualora mi capitasse sotto mano, un assegnista di ricerca mi si è avvicinato guardandomi obliquo e implorante perché doveva fotocopiare un mazzetto di carte per un ordinario che, in quanto tale, è tenuto a non saper utilizzare una fotocopiatrice. Ho messo su la faccia di un re che concede la costituzione a un popolo che disprezza e gli ho fatto vedere che - oh, miracolo - appoggiando i fogli nel cassetto superiore poteva addirittura stare a guardare (obliquo e meravigliato) come la macchina lavorasse da sola. Ritornato al mio posto sospirante, dopo aver scambiato un'occhiata con una tesista per dirle "Certo che c'è gente cretina al mondo" e aver ricevuto da lei un'occhiata per dirmi "E secondo me tu sei uno di quelli", il povero mi si ripresenta davanti, obliquo e allarmato, per dirmi che Oh! Il foglio si è inceppato!

Quando si inceppa un foglio, miei cari, basta disincepparlo: gli mostro come e lui pare ancora più obliquo e ammirato. Almeno fino a quando si inceppa in un modo mai visto. Mentre mi avvicino con la fronte corrucciata noto che ha anche un paio di pantaloni corti a metà coscia, ovviamente kaki, una camicia azzurrina con le maniche lunghe e dei calzini grigi sotto mocassini sformati. Gli dico severo "Non so proprio come tu possa aver combinato questo casino" e lo mando dalla segretaria amminsitrativa.

In questo momento credo se lo stia mangiando, non sento più rumori...

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permalink | inviato da suibhne il 11/9/2007 alle 14:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
5 agosto 2004
Ne l'orto dove tal seme s'appicca...

Il giorno quattro agosto duemilaquattro (04/08/04), alle ore 15.05.36 mi sono ufficialmente iscritto al concorso per il dottorato Filologia romanza / Philologie romane, all’Università degli Studi di Siena. Adesso aspetto solo di conoscere “le date delle prove di ammissione, previste per il periodo settembre-ottobre, [che] saranno consultabili alla pagina internet http://dottorati.unisi.it/concorsi/ almeno 15 prima dello svolgimento del concorso”.


Non ci sono molte speranze, ma almeno vedo Siena, non ci sono mai stato…

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