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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
26 aprile 2009
Certi bambini. Ti lascio una canzone

Ennesima mostruosità, stasera, su Rai Uno: Ti lascio una canzone, titolo che dovrebbe spingere Gino Paoli a chiedere i danni morali e la Vanoni a costituirsi parte civile. Il programma somma in sé i peggiori programmi della tv degli ultimi trent'anni: da Piccoli Fans (che all'epoca adoravo, ma solo perché ero un adorabile frugoletto che voleva cantare La gatta e accarezzare un cucciolo di leone mentre Sandra Milo carezzava la mia testa e rideva) a Bravo Bravissimo (che all'epoca mi piaceva, ma solo perché iniziavo a criticare con sagacia le performance altrui), ai vari Zecchini d'Oro

E' una gara, presentata dalla puerpera più celebre d'Italia coadiuvata da un residuato di Amici quando era ancora Saranno Famosi, e da una specie di giuria di qualità, stasera Claudio Cecchetto, Simona sempiterna Izzo, Barbara De Rossi, Amadeus di ritorno in Rai, e chissà come sta tremando Carlo Conti!. 

I partecipanti sono bambini e ragazzini che vengono vestiti come alla comunione e che sono sottoposti a stress vocali inumani, a cantare come cinquant'anni fa e ad assumere posizioni ed espressioni che li condanneranno ai più orribili episodi di bullismo una volta tornati a scuola. Evidentissima l'impronta dei genitori, perché a quattordici anni nessuno canterebbe Albano e soprattutto nessun come il piccolo Ignazio Boschetto, nessun bambino siciliano con la capigliatura buffa si metterebbe a simulare romanesco per cantare Tanto pe' cantà, come il piccolo Luigi Fronte (che son tutti piccolo, di titolo... il piccolo Lorenzo, la piccola Sofia, come si direbbe don Matteo o don Giovanni). Questi programmi fanno molto, molto più male delle isole dei famosi: rovinano delle vite in modo tangibile. 

La Clerici chiama il bambino di turno, dice il nome, l'età - e più sono piccoli più sono bravi, ovviamente, miracolosi e miracolanti - e il numero per il televoto.

Il piccolo Federico, ad esempio, l'anno scorso sognava di partecipare a Ti lascio una canzone e cantava sul divano, con mamma e papà. Quest'anno, vestito di bianco come non si dovrebbe fare mai, lo sguardo atterrito e la zazzera che neppure io alla sua età, partecipa e sorride tanto quando canta, che glielo starà dicendo qualcuno, è lievemente in ritardo sulla base ma è intonatissimo, non ha ancora cambiato la voce e quando la cambierà sarà deluso e ancor più spaventato. 

Perché niente di più triste c'è al mondo che i bambini vestiti e camuffati da adulti, ostesi ed esibiti, nascosti sotto abiti lucidi e interventi di parrucchiere impeccabili, obbligati a muoversi come nelle balere, a cantare come a Sanremo '56, a rendersi ridicoli come piccoli freak davanti agli adulti gongolanti e commossi.

A me hanno sempre fatto paura e rabbia, quei bambini, da Shirley Temple alla bambina Pic Indolor, da Ciccio e Annuccia a Robertina, alla povera miss Colorado.


[Nota bibliografica: Teresa Ciabatti - che conosce bene la televisione per averci lavorato - ha scritto un bel libro sui bambini prodigio veri o presunti e la loro frustrazione una volta diventati adulti non all'altezza delle aspettative, soprattutto dei genitori. Il sottoscritto - che da bambino sembrava un genio e che ora ha fatto la fine che tutti sapete - ci si è ritrovato un po', sappiatelo. E poi Certi bambini, di De Silva che dà solo il titolo a questo post e che va letto, come tutti i libri di Diego De Silva].



Più riguardo a I giorni felici
Teresa Ciabatti

Giorni Felici

1 agosto 2008
Lo scrivano fiorentino

Quando ero bambino e passavo l'estate in campagna, il primo agosto era un giorno tremendo: con gli altri bambini cominciavamo a dirci, con una certa gravità, che le vacanze stavano per finire, confrontavamo quante pagine del libro delle vacanze avevamo ancora da fare (io non ne ho mai finito uno) e ci preparavamo mentalmente al funereo Ferragosto, giorno di grigliata, bruschette e giochi vari che sanciva il vero e proprio inizio della fine. Ricordo anche che c'era chi iniziava a pensare a cosa avrebbe voluto per Natale.

Oggi è il primo agosto 2008, il cielo è grigiastro e io ho un sonno tremendo, qui in BnF. Dopo l'ennesima strofa in cui Huon de Saint Quentin si lamentava di come fosse scellerato il papa a lasciare che il Saladino si prendesse Damietta, ho deciso che potevo levare gli occhiali, appoggiare la testa sul tavolo e riposarmi qualche istante.

Mi sono addormentato, come il piccolo scrivano fiorentino, e ho iniziato un sogno strano, in cui cadevo e fluttuavo ma sapevo di non doverlo fare. Poi ad un tratto Brian Molko ha iniziato a gridare nelle mie cuffie che era un Pure Morning e mi sono svegliato.

Ma ve lo immaginate la faccia di Johnny Dorelli se il padre dello scrivano fiorentino fosse stato interpretato da Brian Molko? Per non parlare del capo struttura di Rai Uno...


Lo scrivano fiorentino
nel profondo della notte
scrive sotto il lumicino
cento e mille e piu' fascette

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