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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
11 dicembre 2008
Incubo di notte #2

Sono in un'aula bianca - mi ricorda la sala riunioni della federazione, ai tempi dei Ds - seduto su una sedia di plastica di quelle con il tavolinetto attaccato al bracciolo destro, vicino al mio collega di dottorato che si addottorerà assieme a me. Stanno esaminando qualche altro nostro collega e tra poco ci siamo noi. Apro la tesi per ripassare, è rilegata in fintapelle marrone, e mi accorgo di essermi dimenticato di scrivere il riassunto in francese e quindi tra poco, quando sarà il mio turno, dovrò improvvisare. Tachicardia e credo andrà male.


Ve l'avevo detto che c'eravamo...

22 novembre 2008
Borgate violente, sequestri di persona e un eroe

Stamattina, che era notte, uscivo con lei da un albergo molto elegante di Parigi. Era troppo tardi per prender altro che un taxi, quindi ci infiliamo nella prima grandissima auto blu davanti al portone, un signore in livrea ci apre la portiera, saliamo e aspettiamo non si sa bene cosa prima di partire. L'autista mette in moto e con accento slavo ma in perfetto italiano ci chiede l'indirizzo. Io non me lo ricordo, lì per lì, ma poi mi sforzo e gli dico rue des Grenuilles 12. Attraversiamo raccordi anulari e boulevard péripheriques in una Parigi che mi sembra Roma. Nel frattempo seduta davanti c'è anche Isab. che chiacchiera con il tassista che si dimostra molto simpatico e che parla anche genovese, sempre con leggera inflessione. Parcheggia al ciglio dell'immensa autostrada e ci accompagna in quella che credo fosse casa mia, dove vivevano anche lei e Isab., scendiamo una stradina fangosa nel buio della notte e vediamo il sentiero illuminato dalle luci del casolare in cui vivo. Davanti alla porta tiro fuori i soldi per pagarlo, gli chiedo quant'è e lui tira fuori dalla tasca una busta di plastica trasparente. "Che buffo, ha il tassametro portatile!" e invece tira fuori una pistola e me la punta in faccia "Dammi tutti i soldi". Io credo a uno scherzo, impugno la canna e cerco di disarmarlo, ridacchiando, ma quando mi rendo conto che uno scherzo non è preferisco non insistere. In realtà non vuole i soldi, ci fa entrare in casa e ci sequestra per non so quanto tempo. Una notte, non so bene come e perché ma prima è giorno e vediamo in lontananza una signora vecchia vestita di nero, come lo stereotipo sardo-calabrese, scendiamo in cantina e c'è l'orrore: corpi appesi con ganci da macellaio a un cancello, insanguinati e Robert De Niro che li mangia, mentre il nostro sequestratore insegue con un gancio un bambino per mangiarselo. Io sono tranquillo, lei è scomparsa mentre Isab è al piano di sopra. Poi mi trovo in una stanza del casolare e, non so come, ho appena disarmato il sequestratore. Con tranquillità mi connetto a internet per chiamare la polizia ma vengo disarmato a mia volta, il sequestratore mi punta la pistola in faccia, poi la gira verso di sé e si spara due colpi alla guancia e allo zigomo. Solo due piccole ferite circolari, lui non è morto allora prendo il cellulare, grido a lei e a Isab. che siamo liberi e prendo il cellulare, esco fuori dal casolare e chiamo il 113. Poi mi viene in mente che siamo a Parigi e chiamo prima il 911 e poi il 112 a cui mi risponde, però, una voce registrata in tedesco. Esce il sequestratore, sanguinante ma in forma, e mi insegue. Io e loro scappiamo su per una strada, arriviamo davanti a un gruppo di ausiliari del traffico c'è una colluttazione tra me e il sequestratore, alla fine lui è disteso per terra e io con un piede sul suo collo, gli punto la pistola in faccia. Si avvicina un ausiliare che parla romano, gli dico di arrestarlo e di fare qualcosa. Lui mi dice "Guardi, signore, io vedo che è lei a puntare una pistola contro al signore che è pure ferito". Penso al fatto che non ho prove ma mi metto a strillare che è mio diritto che la polizia lo fermi e che se non scrive un verbale con quello che dico lo denuncerò. Lui pare convinto.

Siamo con lei da qualche parte, è passato del tempo, arriva una macchina da cui scendono Sara e Facciab. Gli dico "Tu non sai cosa mi è successo!", lui fa una battuta cretina.


A parlarne sembra un incubo eppure mentre mi rigiravo nel letto, sotto coperte rese inutili dal sole caldissimo che mi picchia addosso a mezzogiorno, in 'sta stanza di dormiglione, non avevo minimamente paura. Ero un po' come i personaggi dei telefilm che evadono dai carceri con gravità e concentrazione, come i protagonisti dei film che saltano di tetto in tetto, inseguono macchine e sparano senza dimostrare il benché minimo cedimento emotivo. Sono eroico, mi sa, almeno nei sogni.


Certo che non mi sarei mai aspettato certe cose, da Robert De Niro...

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