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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
3 febbraio 2009
Margarita frozen

Sono sicuro che gli esquimesi conoscono un termine per definire quella immonda poltiglia composta da un fiume d'acqua misto nevischio, neve e ghiaccio in cui mi son trovato a camminare stamattina. Sono certo che esiste un termine inuit per dirlo ma io non lo conosco ed è per questo che mi pareva di camminare in un margarita frozen. Fatto sta che ho scoperto che le mie scarpe (non quelle nuove, state tranquilli) non reggono se immerse fino alle caviglie nel margarita frozen (quando sarei stato sul pullman verso Malpensa, bloccato a Voltri dalla stradale, me le sarei tolte, avrei strizzato i calzini pensando a Forrest Gump e a quanto sia importante avere i piedi asciutti). Ho scoperto anche che trascinare un trolley giù per una discesa di margarita frozen può far scivolare e far volare un cellulare in mezzo alla strada. E che non partire in treno per Milano perché arrivare in tempo alla Malpensa sembra un miraggio è una buona idea, se poi scopri che il volo è stato cancellato.


Come avete saputo, non sono partito. Parto domani sera. Da Pisa. Alle 19.30. Stavolta parto.

2 febbraio 2009
In the springtime. Parigi in aereo, si spera.

Bene, io domani vado a Parigi, ve l'avevo detto? Come sempre, prima della partenza, ho fatto la valigia (volevo portare solo il bagagli a mano ma il pesto non passa nessun controllo e lei vuole il pesto e se lo merita pure e finalmente staremo un po' assieme dopo tanto tempo) e sto pensando a quali contrattempi ci potranno essere. Attualmente, visto che non parto da Genova ma da Malpensa e non con l'odiosamata my.air ma con la sua easyjet, i contrattempi che sto figurandomi sono 1) vado a prendere il pulman che collega Genova con Malpensa e il pullman non esiste, quindi devo prendere il treno è sarà un disastro perché arriverò troppo tardi; 2) il pullman esiste, en effet, ma è pieno e non posso prenderlo quindi prenderò il treno e sarà un disastro perché arriverò troppo tardi; 3) il pullman esiste, ci sono posti ma siccome la neve sta distruggendo il mondo non può partire oppure 3bis) rimane bloccato in Piemonte oppure 3ter) rimane bloccato in Lombardia oppure 3quater) trova traffico e arriva, ma troppo tardi; 4) il pullman arriva a Malpensa in tempo ma la neve impedisce agli aerei di partire; 5) l'aereo parte, ma cade; 6) l'aereo parte ma non può atterrare a Parigi e viene dirottato in qualche posto di parlata normanna o bretone.


Poi magari non succede nulla di tutto questo e domani all'una e mezza atterrerò a Parigi. Io non l'ho mai vista Parigi in inverno, sapete? Un novembre, una volta. E delle primavere che sembravano degli inverni. Ma l'inverno, quello per cui l'amour s'éteint car c'est l'hiver, proprio no...




Non credo mi sentirete molto in 'sti giorni... qualche chiacchiera dalla BnF, forse... (chissà che farà il marronconiglio en hiver...) ah, notizia per lui, soprattutto: martedì 3 ho prenotato il posto 103 nella sala V. Un caffè?

12 gennaio 2008
Le sette piaghe di Suibhne
Vorrei raccontarvi quello che mi è successo tra ieri e oggi, perché anche voi sappiate che Dio è potente e che bisogna portargli rispetto. Ieri pomeriggio mi trovavo in Biblioteca Universitaria e mettevo a punto l'articolo che devo consegnare entro domani, digitando saccentello e pretenzioso sul mio Mac. Avevo lasciato l'alimentatore nello stipetto al piano terra e sfruttavo la potente batteria, quando ho pensato di fare il simpatico e aggiungere all'articolo una frase in cui si diceva che Dio era un personaggio della letteratura medievale. In realtà non dicevo esattamente così, ma la frase era messa nel modo giusto per strizzare l'occhio al lettore accademico che mal sopporta B XVI e tutto il resto. Mi pareva di aver fatto una grande furbata ma dimenticavo l'Antico Testamento, quando Dio ha dato il meglio di sé in quanto a capricci e permalosità.
Ieri notte arrivo a casa abbastanza presto, era l'una e mezza, e decido di accendere il computer per controllare le mail, le novemila community a cui sono iscritto e controllare se tutte le groupies stavano bene come speravo. Apro la borsa, scuoio il mac dalla second skin che odora di macchina nuova (quindi di nausea) e faccio per prendere l'alimentatore. Che non c'è. E non è neppure nella tasca davanti. E neanche è per terra, dietro al letto, sotto la poltrona, tra i libri, nei cassetti o in dispensa. Dannazione, devo averlo lasciato nello stipetto 71 (Prima piaga di Suibhne). La cosa sarebbe soltanto un po' scazzante, se non fosse che un mac senza corrente è un pezzo di plastica profumato ripieno di un articolo che devo consegnare domani ma che è inaccessibile. Perché io sono sbadato e mi ero dimenticato di salvare anche sulla chiavetta USB (Seconda piaga di Suibhne). Mentre disfavo il letto e controllavo in posti in cui – data per acquisita l'impenetrabilità dei corpi solidi – non poteva essere ma – data l'onnipotenza di Dio – non si sa mai, ho iniziato a pensare a come risolvere il problema. Beh, di sabato mattina l'universitaria è aperta e chi diavolo vuoi che si sia portato via un alimentatore di mac?
Stamattina mi sveglio alle otto e mezza (Terza piaga di Suibhne), prendo l'autobus mentre si scatenava la quarta piaga di Suibhne, vale a dire un nubifragio di proporzioni, giustappunto, bibliche. Giunto in fondo alle scale vengo trafitto da un'immagine di dolore: lassù, dietro la porta a vetri, mi aspetta Numero Uno, il nemico più pericoloso di tutti. Gli spiego la situazione e lui sogghigna, mi dà la chiave dello stipetto 71 che è, ovviamente, vuoto (Quinta piaga di Suibhne). Gli chiedo se per caso hanno trovato un alimentatore per computer nella sala di lettura e mi dice “Guarda un po' là, ci sono le cose che hanno trovato ieri” e mi indica una gomma e un sacchettino. Bastardo, pure nei momenti di dolore. OK, vado da FNAC a comprarlo perché è tardi, è tardi ormai. Parlo con un commesso che pare un po' smarrito, si attacca al computere e poi mi dice “Sì, ti serve l'alimentatore da 65. Però non ce l'abbiamo” (Sesta piaga di Suibhne). E a questo punto, per la prima volta, ho pensato a Dio ne ho capito la potenza e mi è venuto in mente che, effettivamente, potevo non trovare nessun alimentatore per mac, nel qual caso addio articolo consegnato in tempo, addio vita, addio per sempre addio. Deglutisco, avvampo e incedo a passi rapidi (abbastanza da seminare il pensiero Oddio sono spacciato) vero il mac store che è proprio lì dietro. Entro, parlo con un panzone che non capisce il mio dramma e cerca di darmi un cavo per collegare il mac alla TV. Poi capisce e anche lui si pone la domanda “Che adattatore ci vorrà”, scopre anche lui che serve quello da 65, apre un cassetto e



primo piano dei miei occhi che si spalancano, percussioni sempre più martellanti



e tira fuori una scatoletta con dentro quello che mi serve. Poi mi dice il prezzo, che è la settima piaga di Suibhne.

Ora, ad articolo quasi ultimato, mi è venuto in mente che – chissà – magari l'avevo lasciato in Dipartimento e non in Universitaria, oppure – chissà – verrà fuori nel prossimo ripulisti generale. Ma poi ho anche pensato che le piaghe erano sempre sette, vero? Non si è mai sentito qualcosa a base otto? Vero? Eh?
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