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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
17 agosto 2009
Suibhne zappatore
Qualche mese fa valutavo che fare del mio futuro. Una laurea inservibile, un dottorato prestigioso, vabbè, esperienze all'estero ma senza particolari prospettive. Il Canada non è andato, il Galles neppure... insomma, cercavo - con una sorprendente presenza di spirito - di reinventarmi un futuro: che fare? il detective? il motivatore? il blogger? la dama di compagnia? il ministro della semplificazione? Bene, ero lì che mi arrovellavo sul futuro quando mi scrisse M.lle e mi disse che mi dava un sacco di soldi per stare un sacco di tempo a Parigi. Potevo dire di no? E ho ringraziato, ho detto di sì e tra otto giorni sarò emigrato.

Come potete ben capire, l'esito è stato fortunoso e so che tra un anno sarò al punto di partenza: che fare? il compilatore di tesi altrui? il bibliotecario? il commerciante di oggetti di splendido design come il mio nuovo portafogli mighty? il consulente compassionevole di mutui subprime? il cowboy? E' per questo che ho accolto con curiosità la nuova ricetta di Bossi: diamo le terre ai giovani! Sì, perché io sono ancora giovane, checché se ne dica. Il problema è, piuttosto, un altro: che cazzo ci posso fare io con la terra?

Mica è una domanda di poco conto, considerando che tutto quel che so di agricoltura deriva dalle elementari, dove una incredibile parte del programma è sulla rotazione dei raccolti, sul maggese, sulle mietitrebbie e sul grano (e il loglio). Al massimo posso aggiungere qualche poesia di Pascoli e qualche programma su Discovery, qualche immagine mentale di spaventapasseri (non solo vicino alla strada di mattoni gialli) o di bulbi che mia mamma comprava al mercato di Sassello quando ero bambino. Mia mamma - che è una donna adorabile, sia chiaro - comprava i bulbi alla fine dell'inverno, li piantava in campagna e nel giro di qualche mese nasceva e moriva tutto, perché mia mamma - che è una donna adorabile, sia chiaro - ha qualche problema con le piante: le compra, le pianta e le muoiono. E' il ciclo della natura anche questo, immagino, anche se l'intervento di mia madre non deve essere neutro. Ad essere del tutto sinceri, però, mia madre è riuscita a far crescere due piante: un ibisco, in campagna, di cui giura e spergiura una crescita superba e la piantina di finanziamento dell'Ulivo - Campagna elettorale 2001 - che lei chiama con affetto "La piantina di Rutelli". Ecco, quella non le è morta e otto anni dopo sta ancora là, rigogliosa e sorniona. Certo, si sa che non c'è come l'erba grama che...

Ad ogni modo, faccio passare un anno à Paris e intanto penso al mio futuro contadino, a gettare i semini nei solchi tracciati dall'aratro, a combattere con gli uccellini che vogliono rubarmi i semini che ho gettato nei solchi tracciati dall'aratro e a concimare il terreno che il ministro Bossi mi ha assegnato.

Che poi pure il concimarla... ci son diversi modi, a quanto ne so, alcuni transitori e alcuni ahimé definitivi, come insegnano i cipressi...


Meglio si te 'mparave zappatore,
ca 'o zappatore, nun s''a scorda 'a mamma!
11 settembre 2008
Primi effetti del federalismo: la Repubblica di Genova

Da quando c'è Berlusconi (da quando c'è di nuovo, direi) è tutto diverso. Oggi nella mia casella di posta è stato recapitato un plico di fotocopie che aspettavo e che dovrò tradurre. Noto che ci ha messo un giorno solo da Napoli e me ne compiaccio. Poi guardo l'indirizzo...






Repubblica di Genova? io lo so che voi ora non ci crederete...

22 luglio 2008
Noi puffi. Mistero in blu.

Alle elementari e alle medie ero in classe con una ragazza (per la verità alle elementari era solo una bambina) che si chiamava di nome come la sorella di Loretta Goggi e di cognome come una città toscana. Lei era piuttosto simpatica, alta e un po' grossa. Poi avrebbe fatto filosofia e promozioni di cibi nei supermercati. Questa ragazza aveva una particolarità, oltre al fatto che in prima elementare avesse già le tette: aveva la lingua verde e non si è mai capito perché.

Ho pensato a lei, stamattina, quando mi sono alzato, ho sbuffato, mi sono guardato allo specchio, ho fatto un paio di boccacce e mi sono accorto di avere la lingua completamente blu. Blu-azzurro, turchese, blu di prussia non so, ho sempre avuto dei problemi con le definizioni del blu. Il colore di un puffo, diciamo. La mia prima ipotesi, in effetti, è stata questa: mi sto tramutando lentamente in un puffo. La colpa sarebbe stata del Belgio, paese da cui gli strani ometti blu provengono. Che ne so, magari ho mangiato qualcosa la settimana scorsa e.. Magari il fatto che ieri al supermercato - in crisi d'astinenza - mi son comprato le gaufres di Liegi... Allora ho controllato e non mi sta nascendo nessuna coda a palla, non ho voglia di puffbacche, non uso il verbo puffare e sono ben più alto di due mele. Almeno quattro o cinque, direi. E poi, mi son detto, i puffi sono blu fuori, mica dentro! Non è che Barak Obama ha la lingua nera, Kaori ce l'ha gialla, Toro Seduto rossa e Bossi verde! Quindi mi sono tranquillizzato e mi sono lavato i denti e sciacquato col colluttorio.

Attualmente il mistero resta fitto anche se il fatto che mi sia addormentato con una hals mentholyptus blu in bocca può dare qualche informazione utile per la risoluzione. Oltre che sul fatto che dovevo essere davvero stanco, ieri sera...

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