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Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
4 agosto 2009
La ggeografia

L'intercity 516 dovrebbe arrivare da Salerno e ripartire da Roma Termini alle 9.46, ma lo farà soltanto alle 10.46. Salgo già estenuato nella carrozza 6 e noto con dolore i miei compagni di scompartimento: un giovane genovese con pancia e tette, poverino, nonché coda di cavallo, Settimana Enigmistica compilata a fatica, iPod nelle orecchie e saliva gocciolante dal labbro inferiore quando dorme. Una signora siciliana, spaventata all'idea di perdere la fermata di Pisa, che da Civitavecchia in avanti telefonerà ossessivamente a chissà chi per farsi dire esattamente quante fermate mancano a Pisa. Una nonna salernitana, con vene varicose e una pancia inimmaginabile, con due nipotini, la femmina decenne con camicia blu (e i bottoni soffrivano a contenere la ciccia) e Antò, che di anni ne avrà otto ma che fa tanto casino da sembrare un supplizio. Mentre mi siedo e cerco di essere invisibile, con l'iPod e le cuffie nuove che trasmette i Bright Eyes, con questo libro sulle ginocchia che non riesce a convincermi, i due bambini si scambiano vorticosamente posto, cantano in vernacolo, si fanno foto col cellulare e rispondono al posto della nonna al cellulare.

Con lentezza estrema il treno raggiunge la stazione di Massa Centro e io sento già che casa si avvicina.


Antò: Nonna, in che regione si trova Massa?

Nonna: Eh... si trova nel Centro... vedi che c'è scritto? Comunque chiedilo a tua sorella!

Sorella: Non lo so, io ho studiato l'Europa!

Antò: Ma l'Italia non è in Europa?

Nonna: Eh... che ne so...

Sorella: Eh ma io ho studiato l'Europa!

Antò: Ma sì che è in Europa! L'Italia è in Europa, l'Europa è nel Mondo, il Mondo è 'n miezzo ai preti


Io non ho idea di cosa volesse dire, il pupo, so che ho alzato il volume dell'iPod.



trenitalia

16 febbraio 2009
Orrore. Puro.
Seduto alla scrivania, alla mia sinistra una pila di libri sul teatro, un cumulo di fotocopie, alla mia destra un succo di frutta alla pera, un bicchiere di plastica con un residuo di caffè, una bottiglietta di acqua San Benedetto naturale oligominerale appena iniziata. I piedi freddi. Panzone se n'è appena andato, Stronzetto è lì a capo chino a spargere inquietudine. Ho i piedi freddi, che non c'è S. che tiene il riscaldamento a palla. Nelle orecchie le cuffie che spargono Fragile Forest degli Yuppie Flu, che non so ben chi siano ma che rende la situazione un po' inquietante. Là fuori è grigio, c'è un silenzio finalmente di tomba. E dico tomba mica a caso.

Ad un tratto sento uno strano ansimare. Tipo uno che ha il naso tappato ed è obbligato a respirare con la bocca. Oppure tipo uno che sta per morire soffocato dal proprio vomito o perché un criminale gli sta infilando in gola calzini sporchi. Quest'ultimo dettagli è perché io sarei pulp se solo mi lasciassi un po' più andare e se non lo trovassi ormai privo di gusto e demodé. Ad ogni modo, l'ansimo si fa sempre più insistente e capisco che proviene dalle mie spalle. Non è l'Ovale, che oggi non c'è. E comunque alle mie spalle c'è una libreria e un muro. Mi giro. Dallo sportellino che mette in comunicazione la nostra sala con l'ufficio del principe del male e della plurigravida spunta una faccina. C'è una bambina vestita di rosa, capelli lunghi, biondi che scendono sulla faccia e fuori dallo sportello, appesa dietro di me. E ansima. Mi guarda con gli occhi di una invasata e ansima. Come se fosse una bambina di un film horror. Dopo l'infarto, la rianimazione («Lo stiamo perdendo, lo stiamo perdendo!» «Uno - due - tre - libera!») e lo sgomento, capisco: è la figlia della Plurigravida che non si capisce perché non è a scuola. Ma io dico, si può andare in giro così a spaventare i bravi ragazzi? non ce l'ha una madre che le dice di non sporgersi, che la testa pesa più del sedere, che io ho da fare e che sono facilmente impressionabile? E poi: perché non la portano da un medico? ma si rendono conto di come respira? se fossi il dottore di un film western scuoterei la testa e mi toglierei il cappello, se fossi il protagonista di un film horror inizierei a scappare, se fossi me chiuderei lo sportellino sulla faccia della pupa...

Ma non lo faccio, diamine, non lo faccio. E quella ansima ancora.
28 ottobre 2008
Visitors. La Santa Sede e un bambino.

Poco fa ho narcisisticamente controllato le ultime quindici visite al mio blog e ho fatto una scoperta esaltante:



holy seee



Caspita, mi dico, mi leggono dal Vaticano! non soltanto dalla Città del Vaticano ma proprio dalla Santa Sede! Proprio dall'ufficio di B XVI mi leggono, mi visitano, mi guardano! Molto, molto emozionato (e un po' imbarazzato per la rubrica Benedetto Benedetto!) ho controllato le chiavi di ricerca con cui oggi sono finiti sul mio blog per individuare cosa cercasse il Cardinale Curiale quando è finito su Suibhne.


E ho fatto una scoperta ancor più inquietante...




bambino

8 giugno 2008
Oltre la Manica e ritorno. Bambini, incubi e leprotti.

Passare sotto la Manica si immagina come una esperienza da raccontare. Già il check in a Gare du Nord alle sette di mattina fa pensare a un viaggio epico, con controllo del passaporto da parte di un inglese svogliato, la perquisizione, la valigia che passa sotto lo scanner, come all'aereoporto. Non che ne avessi molta voglia, la sera prima dovevamo vedere le ultime due puntate della prima serie di The Tudors con lui, ma abbiamo retto solo la penultima quindi non si sa se Enrico VIII riuscirà o no a sposare Anna Bolena. La sala d'attesa moderna (se sei nelle carrozze da 1 a 6 ti consigliano di sederti a destra, così arrivando sulla banchina camminerai di meno), la fila ordinata quasi fossimo già inglesi. Poi sali in treno e scopri che il tuo vagone è vuoto, se non fosse per una comitiva di novenni parigini che vanno per tre giorni a Londra, e voi sapete quali compagni di viaggio non voglia mai. Noi a nove anni dovevamo andare in gita alla Centrale del latte ma poi siccome c'era un bambino troppo vivace non ci siamo andati. Però l'anno dopo siamo andati alla Minitalia a Bergamo e un mio compagno di classe juventino gridava Atalanta merda e la maestra si è arrabbiata. Quel mio compagno di classe ora fa il carrozziere, i miei genitori hanno sfaciato la macchina la settimana scorsa e lui non ha voluto farsi pagare prima che l'assicurazione dica qualcosa. Questo per dire che non è che se un bambino è vivace e casinista poi diventa uno stronzo. Però io i bambini in treno li odio, scusatemi ma sapete come sono fatto. Figuratevi una comitiva. Figuratevi che sono pure francesi. Figuratevelo. Però mi sono addormentato tranquillo, e anche se un cicciottello continuava a chiamare una certa Adèle, io continuavo a dormire.


Passare sotto la Manica, alla fine, è un viaggio come un altro. Si entra in un tunnel e non ci si rende conto di essere vicini al mare, si esce dal tunnel sedici minuti dopo e non si è già più vicino al mare. Però si fa tempo a fare un sogno strano, che non so se fosse un incubo, giudicherete voi:


Sono in un aereo che da Parigi mi porta a Londra. Solo che l'aereo passa sotto la Manica, arrivato all'altezza di Calais o di chissà dove scende in picchiata e si infila in un tunnel. Io sento il petto comprimersi e mi manca il respiro, temo che lo sterno si squassi ma no. Dopo poco sbuco in un posto splendido. La luce è arancione, come i tramonti Andalusi. "Ci fermiamo a Westminster per visitare l'abbazia" dice qualcuno che non so chi sia. Là in fondo vedo una costruzione che sembra andalusa, appunto, o nordafricana. C'è un bel tepore. Salgo sulla terrazza panoramica di 'sta specie di Alhambra e vedo che c'è una mia collega di dottorato, addottoratasi due anni fa, vestita di turchese e parla con qualcuno del Belgio. Ci sono fontane d'acqua che escono dal pavimento, non capisco bene come mai ma mi ritrovo tutto zuppo e lei ride di me.


Appena sbucati in Inghilterra, la comitiva fanciullesca ha gridato all'unisono "On est en Angleterre!" e i giovani maestri (perché in questo paese i maestri sono anche maschi e sono comunque giovani) hanno sorriso e imposto l'ordine. Guardo fuori dal finestrino e ci sono le colline dei Teletubbies su cui, giuro, saltella un leprotto. In venti minuti siamo a Londra.



# Bricks #


Sono di nuovo a Paris, miei cari, con molto più colesterolo in circolo grazie alle colazioni inglesi, ai cinesi, ai fish & chips e anche a un pie di pollo e porro comprato ieri in un mercatino e che sento foderarmi le arterie. Da oggi, ho giurato, mangio solo roba sana. Poi ho mangiato il taboulé orientale che era l'unica cosa che avevo in casa, ma giuro che da domani mangio sano, tenetemi d'occhio. Ora leggo un po' di questo, che mi ha portato lui l'altro giorno, e poi vado a vedere Germania - Polonia, sapete che è una partita a cui tengo molto. Due anni fa eravamo con lui e lui a casa di lui (che ora in Germania ci vive) a vederla, con magliette teutoniche, birra, würst e krauti. Oggi siamo un po' dispersi ma speriamo di vincere di nuovo, anche con un gol di Neuville all'ultimo secondo. 


Gioca sempre Neuville?

6 gennaio 2008
Bambini e punizioni
A volte mi chiedono perché faccio il filologo romanzo. Accampo motivazioni dotte e consapevoli, di solito, ma la vera ragione è un'altra ed è giunto il momento di rivelarvela. Avete mai saputo di un asilo, per sperimentale che sia, di una scuola elementare, per futuribile che sia, di una scuola media, per passatista che sia, in cui si insegnava anche qualcosa di simile alla filologia romanza? Ovviamente no, ed io studio filologia romanza perché non mi ci trovo con i bambini e per nulla al mondo vorrei esserne circondato. Meglio vender case senza un fisso mensile ma con una percentuale sulle vendite, meglio fare la maschera al cinema, meglio rispondere al 190 “Benvenuto in Vodafone, sono Suibhne come posso esserle utile?”.

La mia irritazione per i bambinetti viene esasperata quando mi trovo in uno scompartimento di un intercity Roma – Genova, oltre che con una coppia i vecchi che per tutti il viaggio non hanno aperto bocca né tra di loro né verso il mondo, anche con una madre un po' culona, una figlia preadolescente con il french bianconero e diremo robustella e un bambino che non è ancora grasso ma che non sta fermo un attimo, sta in terza elmentare, si chiama Edoardo, si fa fare i compiti dalla sorella (compiti che consistono nel colorare delle fotocopie, non so dove andremo a finire) e soprattutto ha il doppio mento e mi dà dei calcetti tutte le volte che riesco a prendere sonno. Programmaticamente ma senza farlo apposta. Appoggio la testa, sprofondo nella poltrona e lui – seduto davanti a me – cambia posizione e inavvertitamente mi dà una pedata. Allora aprivo gli occhi, mi dimostravo inquieto e riprendevo sonno. Tempo qualche istante e lui scontrava inavvertitamente il mio ginocchio. Un patimento, insomma, a cui speravo di mettere fine sfonderando il mio splendido mac per vedermi un paio di episodi di Lost. Certo ero un po' spaventato dall'idea che potesse prendere a calci anche il computer, ma vuoi mettere la scena di tirare fuori un mac e ostendere la mela come una sacra sindone? Tiro fuori il parallelepipeduccio bianco, apro lo schermo, la apple si accende e la mamma ride mentre la figlia dà testate al sedile: “Ora mia figlia si suicida! Ha sempre voluto un portatile!” E' evidente che la pupa, povera, ha rapporti umani solo attraverso internet – tanto da essersi portata in vacanza dai nonni nel Lazio un modem wifi “la seconda cosa che ha messo in valigia dopo il cellulare!” - e che in quel momento mi stava considerando un gran figo. Solo che da quel momento si è sentita legittimata a guardare cosa diavolo stessi facendo e la cosa è piuttosto inibente. Già io trovo intollerabile che mi leggano il giornale da dietro le spalle, figuratevi avere una preadolescente che non ha ancora idea delle tristezze che dovrà passare nei prossimi anni che mi si abbabricca affianco e spia. Perché ovviamente fingeva di non guardare, la manigolda. Come se non bastasse il bambino le si è piazzato in braccio dicendo “Questo lo voglio vedere anche io” facendo reagire la madre con un “Eh, ma mica te poi fa li cazzi sua” che ho ringraziato con uno sguardo di stima e una frase di circostanza alla “Ma no, non ci sono mica problemi”. Ad ogni modo, per scoraggiare l'azione di disturbo della fanciulla ho iniziato a correggere l'articolo che devo spedire entro il 15 e a cui è meglio che non pensi se no mi vengono i crampi, ma vabbé. Visto che non desisteva mi son detto “Fottiti” e mi son messo a guardare Lost, cercando di estraniarmi, senza togliere gli occhi dallo schermo neppure un secondo e inalando il profumodimac così come fa con l'incenso uno che fa meditazione orientale. Poi però è passato il carrellino minibar e la madre ha pensato bene di far fare merenda ai due pupi con una confezione di pringles a testa (lui piccanti, lei classiche). Avete presente quanto puzzano quelle patatine maledette? Ho cercato di colpevolizzare tutti i presenti con sguardi che dicevano “Certo che se la sfami a pringles 'sta povera Sofia non avrà un futuro felice, o forse non avrà direttamente un futuro” ma con nessunissimo risultato.

Ad ogni modo, ho deciso di punire loro e il papa e di condurre, da stasera, una dieta corretta, rigorosa che mi renda ancor più un figurino. Ho iniziato saltando la cena e bevendo solo una tazza di the verde con un cucchiaino di miele, visto che tanto non avevo fame. Solo che ora la fame mi è tornata. Però resisterò, bambini di merda, e sarete puniti.

Dio che fame.

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permalink | inviato da suibhne il 6/1/2008 alle 0:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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